Capitolo 4 – Il tesoro
Rasia affiancò Caster quando lo sentì raccontare un’avventura che avevano vissuto lui e Jets. Stava elogiando le sue abilità di guerriero, ma Jets non sembrava d’accordo con quella versione dei fatti.
Le era mancato il mondo degli spiriti. Le era mancato avere tutti quei poteri e una parte di lei un po’ si dispiacque di non poterli avere anche tornata nel mondo degli uomini. I suoi sensi erano acuiti, la sua vista era fine e i suoi movimenti rapidi, anche se non quanto quelli di Sylvie.
Le lanciò un’occhiata e la trovò dietro tutti, sulle sue, nello stesso atteggiamento che aveva anche da umana quando voleva restare da sola. Solo che quella volta c’era così tanta tristezza in lei che persino lei riusciva a percepirla.
Non era stata d’accordo con Anire ed Elaine all’inizio, non le importava scappare dal mondo degli spiriti, ma, quando Sylvie le aveva trovate e Anire l’aveva incantata, si era vista costretta a farlo. Nessuno poteva attaccare una guardia e sperare di avere salva la vita.
La risvegliò Caster dai suoi pensieri chiedendole come fosse la sua vita lì. Gli sorrise furbescamente. «Ero una delle ladre migliori. Il principe Duvor non riusciva mai ad avere indizi su dove fossi, perché… diciamo che ero brava a sparire.»
Lui la guardò ammirato. «Cavolo, quello riesce a trovarci anche quando siamo in un altro paese!»
Rise divertita. «Avevo un oggetto magico che mi aiutava.»
Tane sogghignò. «Ti chiamavano “la ladra invisibile”, vero? Ho sentito parecchie storie su di te.»
Rasia si mostrò orgogliosa, per poi voltarsi verso Anire. «È tutta colpa tua se è tutto finito.»
«Semmai di Sylvie», replicò lei piccata.
«Chiamami Ledialle», affermò lei a chiara voce, per poi alzare le spalle. «Menivol mi rivuole come sua guardia, quindi tanto vale abbandonare il mio nome umano.»
«Ma cos’è una guardia?» chiese Jets perplesso, visto che, fino a quel momento, non aveva mai sentito quella parola.
«Un bel modo per definire i suoi schiavi personali.»
Eist la fissò con la coda dell’occhio. «Non parlare così liberamente, lo sai che è pericoloso.»
Lei annuì con una smorfia. «Siamo suoi servitori. Ognuno di noi ha un compito specifico: il mio è catturare i ladri; un altro è il suo assassino privato.»
«E tu, Eist?»
«Io lavoro per il principe, non per il re. Il mio grado è di spia.»
«Spia di chi?» s’informò Elaine sorpresa, visto che normalmente le spie erano negli altri regni.
«Degli uomini. Approfitta della mia capacità di mascherare il mio aspetto di spirito anche nel vostro mondo.»
«A proposito, ci fai vedere le tue orecchie?» chiese Caster ingenuamente. «Scommetto che sono carine.»
Ledialle scoppiò fragorosamente a ridere, mentre Eist si adombrò parecchio. La squadrò infastidito, ma lei non si fermò. Arrivò persino ad asciugarsi una lacrima, poi si rivolse a Caster. «Le ho viste solo una volta e confermo che lo sono.»
«Lo sapevo che non dovevo fartele vedere», borbottò lui arrossendo, puntando lo sguardo a terra.
Tane indicò Anire. «Dovresti essere fiero come noi dei nostri tratti di spirito.»
«Non tutti possono mostrarsi liberamente», replicò Ledialle prima che Eist potesse dire qualunque cosa. Nessuno poteva capire il suo dolore per essere una lepre.
Lui allora annuì e abbandonò definitivamente l’argomento chiedendo a Rasia quanto mancasse per il suo covo.
«Ci siamo quasi. È in cima a questa montagna.»
Quando arrivarono, però, capì che qualcuno era riuscito ad entrare. C’era una casetta fra gli alberi e, normalmente, sarebbe dovuta apparire come un vecchio capannone in disuso, per evitare che qualcuno potesse provare interesse.
«Hanno rotto i sigilli», commentò con un sospiro profondo. «Dannazione.»
Entrò, spostò un’asse di legno e ringraziò di trovare ancora un vecchio cencio. C’era un simbolo in un angolo, minuscolo, le bastò cancellarlo perché quel pezzo di stoffa si trasformasse nel pugnale di argilla.
Tornò fuori sorridendo, mostrandolo soddisfatta e dandolo a Caster. «Io il mio l’ho fatto.»
«I vostri oggetti dove sono?» chiese Ledialle voltandosi verso Anire.
Lei si morse il labbro. «Sarà complicato. Noi rivendevamo tutto.»
Tane sospirò. «Temevo questa frase. A chi?»
«All’unico che compra oggetti di quel calibro», iniziò Elaine.
«Lukra Shu», completò Ledialle. «Vi ha tradite lui, sapete?» aggiunse con un sogghigno.
«Dove sta?» chiese Jets.
Eist sbuffò. «Alla collina dei giustiziati. Dobbiamo tornare indietro, praticamente. Non potevate dirlo prima?»
«No, non posso stare ancora a lungo in mezzo alla neve», sbottò Ledialle. «Si corre.»
Rasia arcuò un sopracciglio. «Cos’è? Hai freddo?»
«Sì», ammise senza neanche mostrarsi imbarazzata. «Io vado avanti.»
La ritrovarono dopo un giorno in una grotta nel pieno della Foresta dei Fantasmi. Era comodamente seduta su un giaciglio, mentre sfogliava un vecchio taccuino sgranocchiando della frutta secca.
«Finalmente!» li salutò chiudendo il libretto, per poi concentrarsi su Eist. «Hai continuato a usare questo posto, vero? È tutto messo troppo bene.»
Lui annuì e appese il mantello ad una pietra sporgente. «Ti dispiace?»
«No, hai fatto bene. Almeno così le mie cose non sono ammuffite.»
Loro due erano gli unici riposati. Le ragazze invece erano stremate. Si accasciarono a terra, sui mantelli che Ledialle aveva steso per loro, e presero ad inveire e imprecare contro di lei e contro il ritmo di marcia assurdo cui li aveva sottoposti.
Anche gli altri sembravano un po’ provati, ma di certo erano più allenati di loro.
«Menivol sta perdendo la pazienza», commentò lei in modo piatto. «Abbiamo risparmiato una settimana così.»
Però non aveva calcolato i loro muscoli distrutti e il giorno seguente furono costretti a riposarsi ancora.
Uscirono da quella grotta minuscola, restarono nello spiazzo lì fuori, godendo anche del calore del sole.
Eist approfittò di quella pausa per iniziare a portare il pugnale a Duvor. Tornò dopo un paio d’ore e subito si accorse dell’assenza di Ledialle.
«Ledy?» chiese guardandosi intorno.
Rasia indicò un albero e, dietro quello, vide appoggiata Ledialle. «Però non ha voglia di parlare. In quello stato allontana chiunque.»
«Non me», replicò lui piatto prima di andarle accanto.
Le accarezzò un braccio per farle sapere di essere lì e le mise una mano sul fianco, avvicinandola a sé. «Che succede?»
Ledialle appoggiò la testa sulla sua spalla. «Pensavo a Kiria.»
Eist si spostò per posare la fronte contro la sua. «Mi ha fatto bene tornare lì. Ho potuto fare tutto quello che ho rimandato per anni.»
«Pensavo te lo saresti portato dietro il fiore.»
Lui scosse il capo. «È più giusto che stia con nostra madre.» Restarono in silenzio, poi lei lo abbracciò e pianse silenziosa, perché comunque non voleva che gli altri la sentissero.
Eist le accarezzò la schiena finché non si fu sfogata. Gli sembrava che quei vent’anni non fossero mai passati, che loro fossero in un momento di pausa tra una missione e l’altra, che si stessero rilassando prima di ripartire.
Ledialle si asciugò le guance e lo guardò mordendosi il labbro. «Eist…»
La baciò senza permetterle di finire la frase. Perché capì di non averla mai dimenticata. L’aveva odiata per anni per essere fuggita dal mondo degli spiriti, aveva detestato ogni oggetto che parlasse di lei in quella caverna, ma era rimasto lì perché quelli erano gli unici ricordi che poteva avere di lei. C’erano stati momenti in cui con nostalgia aveva pensato a loro.
Quando l’aveva incontrata nel mondo degli umani, si era sentito catapultato indietro di vent’anni. Si era aspettato che lo chiamasse per nome, ma dai suoi modi aveva in fretta capito che non aveva ricordi. E allora qualcosa dentro di lui si era mosso, aveva compreso perché non avesse mai provato a contattarlo. L’aveva denunciata solo per poterle ridare i ricordi, per avere finalmente una spiegazione sulla sua fuga.
Posò la fronte contro la sua, tenendo gli occhi ancora chiusi, accarezzandole le braccia, riappropriandosi di quei gesti che avevano sempre caratterizzato il loro rapporto.
Si riscosse quando sentì il suo respiro accelerare e la sentì premersi una mano sul petto. «Respira, Ledy.»
Quando si emozionava, sia in negativo sia in positivo, perdeva sempre il controllo del respiro e del battito del cuore.
Aprì gli occhi e le accennò un sorriso per calmarla. «Bentornata a casa.»
A quel punto Ledialle letteralmente esplose: scoppiò a piangere, incapace di trattenersi, perse forza nelle gambe e si ritrovò inginocchiata a terra, perché lui non aveva fatto in tempo a sorreggerla, completamente colto alla sprovvista.
Pianse così forte che la sentirono tutti, anche Jets che stava prendendo a pugni un albero per allenarsi. Si voltarono verso Eist, che la guardava con gli occhi sgranati, incredulo di trovare proprio lei così fragile.
Le si inginocchiò davanti e le bisbigliò di calmarsi, palesemente imbarazzato.
Ledialle tirò su col naso e fermò i singhiozzi, per poi guardarlo.
Posò la fronte contro la sua. «Dimentico sempre quanto tu sia emotiva.»
Gli sussurrò delle scuse mentre si asciugava gli occhi, per poi alzarsi, aiutata da lui.
«Tutto bene voi?» domandò Anire incerta.
«Sì», le rispose secca Ledialle, senza mostrare tremore nella voce.
Eist la baciò di nuovo e poi con gli occhi le indicò la grotta.
«Però rimettiamo i sigilli.»
«Mi sembrava ovvio.»
«Quindi siete tornati insieme?» chiese Rasia a Ledialle quando se la trovò accanto il giorno seguente.
Lei annuì solo, non disse altro, come del resto già sapeva che avrebbe fatto.
«È diverso da tutti i ragazzi che hai avuto nel mondo degli uomini.»
Ledialle si morse il labbro prima di lanciare un’occhiata verso Eist. «In effetti sì. Mi piacevano quelli divertenti.»
«E lui di certo non lo è.»
«Ha un suo umorismo, ma, sì, non è la prima parola con cui lo descriverei. A te con Caster come va, invece?»
«Non capisco se sia un farfallone o se ci stia davvero provando con me.»
«Penso entrambe. Lui invece è proprio il tuo tipo.»
«Almeno è più carino del tuo ragazzo.»
Ledialle stralunò gli occhi. «Non puoi davvero pensare che Caster sia bello.»
«Tu non puoi pensarlo di Eist, invece.»
«Stai scherzando? Ok, sondaggio.» La bloccò per un braccio per poi fermarsi lei stessa, così che Elaine ed Anire le raggiungessero. «Eist o Caster?» sussurrò poi sottovoce perché i ragazzi non le sentissero.
«Cosa?» chiese Anire confusa.
«Chi è più bello?»
«Eist», risposero entrambe in coro senza esitare.
Rasia scosse vigorosamente il capo. «Non capite niente.»
«No, Rasia, sei tu che hai sempre avuto gusti orrendi», commentò Elaine roteando gli occhi. «Caster è passabile, basta.»
Anire rise divertita, per poi indicare davanti a loro. «Ci siamo quasi.»
Lukra Shu viveva in un capanno ai piedi della collina. Era uno dei ricettatori più famosi del mondo degli spiriti, spesso anche i ladri degli altri regni si spingevano fino a lui.
Fu Ledialle ad entrare per prima e quello lanciò un urlo, fece un salto sulla sua sedia e si ancorò con le mani alla scrivania. «Ledialle? Non eri morta?»
Era angusto lì dentro, c’erano solo quella vecchia scrivania fatiscente e una tenda viola dall’aria consunta per nascondere i suoi articoli proibiti. C’erano delle teche appese, con qualche oggetto di poco valore e delle pietre preziose, le cose che gli portavano i soldi anche dei poveracci.
Lei sorrise divertita, per poi fare cenno agli altri di raggiungerla.
Anire ed Elaine si misero subito dietro di lei e Lukra Shu le fissò incerto, per poi spostare gli occhi di nuovo su Ledialle. «Sei ancora una guardia?»
Lei mostrò il ciondolo rosso. «Certo. Siamo qui per volere del principe Duvor. Più di vent’anni fa, loro due ti hanno portato il manto della notte e la penna del sospiro. Fai uno sforzo e ricordati a chi li hai venduti.»
Lo spirito aprì il grosso libro posato sul tavolo e prese a sfogliare le pagine. Ci mise un po’, tornò indietro di parecchio.
«Hai fatto affari», commentò Ledialle.
«La guardia che hanno messo a sostituirti non è neanche la metà di te. Sono stati tempi d’oro per i ladri questi.»
Finalmente sembrò trovare la pagina corretta. Lesse ogni riga e tamburellò con il dito un paio di volte. Si voltò e sparì oltre la tenda, per riemergere dopo qualche minuto con una scatola nera.
La aprì di fronte a Ledialle, per mostrarle il contenuto: la penna dei sospiri. «Mi devi trecento drakme.»
«Facciamo che non dico a Menivol dei tuoi affari e siamo pari come sempre.»
Tutte le guardie conoscevano Lukra Shu, ma nessuna l’aveva mai denunciato, perché, altrimenti, avrebbero completamente perso il loro punto di riferimento nel mondo dei criminali.
Lukra Shu collaborava sempre, sapeva che era meglio non indispettire le guardie. La sua unica condizione era che quegli scambi restassero segreti.
Ledialle passò la scatola ad Eist. «Come mai ce l’hai ancora?»
«Mi è ritornata ieri» commentò lui sprezzante. «Lo sai che non tengo mai gli oggetti per più di tre giorni.»
Lei annuì con un sorrisetto. «Il manto della notte, invece?»
«L’ho venduto a un certo Dismen. Il tuo sostituto l’ha catturato una decina di anni fa.»
Ledialle sbuffò e si guardò intorno. «Hai informazioni su di lui?»
Lukra Shu si sistemò dietro al bancone e si sfregò le mani compiaciuto. «Quanto mi dai?»
Per quanto fosse collaborativo, comunque ogni tanto doveva chiedere un compenso. Gli allungò venti drakme e lui le osservò un po’ schifato. «Per queste ti dico dov’era il suo nascondiglio.»
«Per cinquanta?»
«Come si chiamava il suo compare.»
Alzò gli occhi al cielo. «Ok, cosa sai?»
«Ho qui il suo diario.»
Ledialle sgranò sorpresa gli occhi per quel colpo di fortuna. La maggior parte dei ladri neanche sapeva scrivere. «L’hai letto?»
«Come ogni cosa che passa di qui. Te lo vendo per cento drakme.»
Accettò, perché tanto sapeva che Duvor avrebbe pagato qualunque cifra pur di accontentare il padre. «Farò passare una spia per saldare. Allora, cosa dice?»
«Dove ha nascosto il manto.» Recuperò un quadernetto da sotto la scrivania e le mostrò una mappa disegnata fra le prime pagine.
Valutò che fosse lì vicino e annuì soddisfatta. Prese il suo acquisto e uscì salutando Lukra Shu, seguita poi da tutti gli altri.
«È stato facile», commentò Caster sorpreso, per poi avvicinarsi a lei. «È sempre così per te? Eist deve menare qualcuno prima di ottenere qualche informazione.»
«Io sono una guardia. Indispettire me vuol dire essere morti nel giro di due giorni.»
Lui deglutì. «Perché due?»
«È il tempo che ci mette Kirian Dou a fare fuori chiunque», rispose Eist prima di storcere il naso. «Detesto quello.»
Ledialle lo guardò incuriosita. Erano pochi quelli che potevano dire di conoscere Kirian. Di solito se ne stava rinchiuso nella sua camera al castello e usciva solo per compiere i suoi incarichi. Oltre al re e ai servi e, raramente, le altre guardie, non incontrava mai nessuno.
Eist puntò gli occhi a terra. «Sono una spia per colpa sua. Mi ha permesso di decidere se servire Duvor o se essere ammazzato da lui.»
«Qualcuno ti ha battuto?» commentò con malizia Caster.
Ledialle decise di non interferire in quel battibecco. Aveva notato che Caster ed Eist non si parlavano, se non per rivolgersi commenti pungenti e lanciarsi frecciatine.
«Quindi dove andiamo?» chiese Anire rivolgendosi a Ledialle.
«Dall’altra parte della collina.»
Quando furono in cima, si bloccarono tutti increduli trovando uno spirito in piedi e decine di cadaveri intorno a lui. Era alto, snello, con lunghi capelli azzurri e un’armatura rossa dall’aspetto leggero, ma in grado di resistere a qualunque attacco.
«Guarda, parli del diavolo…» mormorò Ledialle per poi riscuotersi e andargli davanti.
Kirian dovette chinare di parecchio il capo per vederla. Non disse nulla, restò fisso a guardarla.
«Sto cercando il manto della notte, dovrebbe essere qui. Hai notato qualcosa di strano mentre combattevi? Qualcosa per indicare un nascondiglio intendo.»
Lui mosse qualche passo verso sinistra, spostò un cadavere con un calcio e le indicò dei sassi. «Da quando cerchi tesori, tu?»
«Sto seguendo delle ladre che devono restituire dei tesori per ricevere la grazia. Non ti stupisce neanche un po’ che io sia tornata?»
«Re Menivol mi aveva informato. Saresti morta altrimenti.»
Ledialle fece segno agli altri di raggiungerla e indicò il cerchio di sassi ad Elaine. «Grazie per l’aiuto, Kirian.»
«Fa’ attenzione, Ledialle. Sei l’obiettivo di Monk.»
Lei reagì con una smorfia e indicò Eist. «Non basta che mi segua una spia?»
«Non se vai a letto con quella spia», replicò lui accennando quello che aveva l’aria di essere un sorriso. «Buona giornata.»
Sparì con un salto.
«Monk?» chiese Tane mentre Elaine stava scavando.
«Controlla le guardie» rispose lei guardandosi intorno, confusa. «Non l’ho mai percepito però…»
«Sarebbe bello sfidare quel Kirian», commentò Jets stringendo i pugni. «Aveva una forza mostruosa!»
«Ti farebbe fuori schioccando le dita», commentò Eist prima di scuotere il capo. «E poi fa solo il suo lavoro, non si metterebbe a perdere tempo con te.»
Ledialle confermò e si chinò per controllare il lavoro di Elaine. Oltre a terra, per il momento, non stava tirando su nulla. Prese il diario di Dismen e lesse accuratamente ogni scritta per capire se ci fosse qualche indizio su come trovare il nascondiglio. Notò solo che c’era un fiore disegnato a matita, con un tratto così leggero che, se fossero stati in penombra, neanche l’avrebbe visto.
Lo mostrò ad Anire. «Hai questo fiore dietro?»
Lei la scrutò perplessa. «Sono appena tornata in questo mondo, non ho le mie piante.»
Tane si avvicinò per controllare e tirò fuori un seme da una tasca. «Eccolo.»
Le volpi erano appassionate di botanica. Erano solite portarsi dietro semi e raccoglierne per fare esperimenti o avere a portata di mano armi micidiali, visto che erano in grado di controllare la crescita delle piante.
Ledialle lo mise nella buca scavata da Elaine, la richiuse e gli chiese di farlo crescere.
All’apparenza, sembrò non accadere nulla. Tane commentò perplesso che la pianta gli aveva sicuramente risposto e Ledialle annuì, per poi allungare una mano davanti a sé. Sembrò sparire e tutti sgranarono increduli gli occhi. Lei si rialzò e passò ad Eist qualcosa che nessuno di loro poteva vedere.
«Trovati tutti.»
«Sei davvero brava», commentò Jets con un fischio.
«Ho inseguito ladri per cinquant’anni. Ho visto qualunque cosa», spiegò lei con una scrollata di spalle.
«Quindi abbiamo finito», affermò Rasia sorridendo soddisfatta.
«Non vai da lei?» chiese Jets confuso quando notò che Eist stava osservando Ledialle da lontano.
Si erano fermati per la notte fra le rovine di un vecchio castello abbandonato e si erano sistemati a dormire in quella che doveva essere stata la sala dei banchetti, l’unica con ancora tetto e pareti integri.
Avevano acceso un falò lì e avevano mangiato delle quaglie che erano riusciti a catturare. Alcuni si erano già assopiti, stancati da tutti quei giorni di marcia. Ledialle aveva affermato di aver bisogno di una boccata d’aria e, dopo un po’, l’aveva seguita anche Eist.
Jets aveva provato a dormire, ma aveva mangiato così tanto da aver bisogno di passeggiare, così, per sbaglio, si era ritrovato anche lui in cima ad una delle torri e, perplesso, aveva trovato Eist poco oltre la soglia.
L’amico scosse il capo. «Mi piace guardarla.»
Ledialle sembrava assorta nei suoi pensieri, stava osservando la foresta sotto di loro, non diede neanche segno di essersi accorta del loro arrivo.
«Non avrei mai pensato di trovarti con una ragazza», commentò Jets aprendosi poi in un sorriso di scherno.
Eist non si arrabbiò, anzi quasi rise per quella battuta. «Non do l’idea di poter amare qualcuno, vero?»
Per un istante quella parola gli sembrò esagerata, ma, vedendolo, capì che non lo era. Eist non aveva mai staccato gli occhi da lei. Non c’era desiderio nelle sue iridi, solo un sentimento dolce, qualcosa che mai si sarebbe aspettato di trovare in lui.
«Sembri felice.»
Lui annuì, poi i suoi occhi grigi si spostarono verso di lui. «Anche questo non è da me.»
«Ti ho conosciuto come un tizio interessato solo ad essere più forte, per cui qualunque cosa vada oltre la spada non è da te.»
Eist sogghignò, poi ammiccò e si avvicinò a Ledialle. Le accarezzò la schiena come saluto e si mise davanti a lei, posando la fronte contro la sua. «Torniamo dentro, Ledy?»
«Ancora un istante», mormorò lei chiudendo gli occhi, lasciandosi avvolgere dalle sue braccia.
Jets improvvisamente realizzò di essere rimasto lì impalato a fissarli. Sobbalzò e tornò di sotto provando ad essere silenzioso, per evitare di disturbarli e si sistemò al suo posto vicino al fuoco, dove si avvolse nel mantello.
Loro due arrivarono dopo qualche minuto, si sdraiarono con i volti rivolti verso il fuoco e si addormentarono con lui che le cingeva un fianco.
La mattina seguente furono tutti svegliati dall’insistente russare di Caster. Alla fine, il primo a cedere fu Eist, che gli rovesciò addosso un secchio d’acqua.
Caster lanciò un urlo e scattò seduto. Ci mise un po’ a capire cosa fosse successo.
Rasia lo aiutò ad asciugarsi alla meglio offrendogli il suo mantello e Caster iniziò a ringraziarla elogiando e sottolineando più del necessario la sua gentilezza. Ogni tanto non capiva se la stesse prendendo in giro o se fosse davvero così ingenuo.
Lo fermò Jets. «Sta’ zitto e facci dormire!»
Tane guardò rammaricato fuori dalla finestra. «Sta sorgendo il sole. Ormai tanto vale andare.»
Elaine borbottò mentre si alzava e recuperava le sue cose. «Ultimo giorno nel mondo degli spiriti!» annunciò poi sorridendo.
Ledialle alzò gli occhi verso il soffitto, poi li fece scivolare giù verso Eist. «Andrai anche tu lì?»
«Non so se ho missioni.»
Lei annuì mentre si mordeva il labbro, ma gli sorrise. «Sarà incasinato.»
Quando arrivarono da Duvor, lui si mostrò più eccitato di quanto avesse voluto. Diede la penna e il mantello ad uno dei suoi servitori e, gongolante, disse di informare immediatamente il padre.
Ledialle chinò il capo. «Principe, vado dal re a prendere il mio prossimo incarico.»
Non sarebbe stato necessario dirlo, ma voleva sottolineare che non era per lui che lavorava e che non poteva darle ordini, a meno che non fossero stati scritti su una pergamena firmata dal re in persona.
Andò al piano delle guardie, alla teca dei compiti e controllò se ci fosse qualcosa nel suo scomparto. Lo trovò vuoto e sospirò di sollievo. Tornò subito al piano inferiore, fuori dalla porta della stanza di Duvor, e aspettò che gli altri uscissero.
Le prime furono le ragazze, che l’abbracciarono di slancio e la ringraziarono per il suo aiuto, visto che era evidente che senza di lei non sarebbero mai state graziate. Anire in particolare la strinse a lungo e le chiese quando sarebbe tornata.
Ledialle non rispose, le accompagnò alla porta del mondo degli umani. Restarono lì ad aspettare che arrivassero anche i ragazzi per poterli salutare e dopo poco sentirono dei passi avvicinarsi.
Caster fece segno di vittoria e confermò che erano state graziate. Rasia si aprì in un sorriso soddisfatto, però lanciò un’occhiata verso uno specchio e si lasciò andare ad un sospiro.
«Mi mancheranno i miei poteri.»
Ledialle si avvicinò ad Eist. «Vai anche tu?»
Lui scosse il capo e la cinse con un braccio. «Tu hai missioni?»
Gli mostrò le mani vuote sorridendo. «Torniamo a casa.»

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