Capitolo 8 – La pausa

Finiti i primi combattimenti, ci sarebbe stato un giorno di pausa, per cui tutti tornarono nei loro alloggi. 

Le guardie risiedevano tutte in un maniero costruito apposta per il torneo, vicino all’arena. Era su un unico piano per evitare che qualche sovrano potesse sentirsi sminuito per essere stato messo più in basso degli altri. Inoltre, per evitare che ci potessero essere degli agguati o dei sabotaggi durante le pause, la struttura era in realtà composta da tre grandi stanze intorno cui orbitavano le camere riservate a ciascuna guardia. 

Alloggiavano anche i re lì e ognuno aveva le sue abitudini. Menivol si intratteneva con le sue guardie prima di andare a dormire; Danimas non si faceva mai vedere, restava chiuso nella sua stanza; Kaleido invece stava quasi tutto il tempo nella sala principale. 

Eist arrivò davanti alla porta della Foresta e dovette prendersi un istante prima di bussare. Aveva fatto di tutto per evitare lo sguardo di Ledialle e in quel momento aveva bisogno della sua totale freddezza. 

Sentiva delle risate da dentro, che subito si interruppero, mentre dei passi si avvicinavano. Gli aprì Gimbal, rosso in volto dalla vergogna. Lo scrutò incerto ed Eist lo degnò appena di un’occhiata, per poi spostare lo sguardo su Ledialle. «Le tue amiche sono alla locanda insieme agli altri.» 

Lei scattò in piedi euforica, salutò i suoi compagni e corse fuori, rapida, ignorandolo apertamente. Arrivarono al tavolo in momenti diversi: quando lui la raggiunse, lei aveva già finito di abbracciare le amiche.

«Belli i vostri incontri!» esordì Jets facendo un mezzo applauso, per poi sbuffare e incrociare le braccia. «Vorrei partecipare anch’io a questo torneo.» 

«Chi sono i vostri prossimi avversari?» chiese Tane con un mezzo sorriso. 

Ledialle lanciò un’occhiata verso uno dei tavoli più in là, dove erano sedute le guardie del Deserto. «La mia è Tessia.» 

Jets fischiò ammirato. «Sarà bello!» 

Vennero improvvisamente interrotti da Colie, che si piazzò dietro Eist e gli si chinò melliflua sulla spalla. «Che stai facendo? Siedi con il nemico?» 

Ledialle corrugò la fronte. «Nulla vieta di farlo.» 

Colie le rivolse appena uno sguardo gelido. «Lo dirò alla regina.» 

Eist la fissò di traverso, mentre Ledialle si voltò verso l’ingresso e poi si alzò per abbracciare Sinko. «Ti saluta Kirian.» 

Sinko annuì soddisfatto. «Non vedo l’ora di incontrarlo. Tu sei stata parecchio scortese con il nostro Kerasu, invece.» 

Ledialle ammiccò mentre gli indicava di seguirla, tornando verso il tavolo. «La prossima volta parla di me ai cadetti.» Gli indicò poi Colie. «Dice che non possiamo fraternizzare fra guardie.» 

Sinko inclinò il capo. «E perdere l’unica occasione che abbiamo di sparlare dei nostri sovrani? A proposito, come va con Menivol?» 

Lei reagì con una smorfia. «Ci siamo appena beccati una paternale perché vuole assolutamente vincere. Danimas?» 

L’altro scosse il capo. «Criptico come sempre. Un consiglio per voi due, visto che siete nuovi» aggiunse poi rivolgendosi ad Eist e Colie. «Non attaccatevi troppo alle regole e approfittate di quest’occasione per rilassarvi un po’. Finito il torneo, torneremo a dover chiedere il permesso anche per respirare.» Poi se ne andò, raggiungendo i suoi compagni. 

Eist si voltò verso Colie. «Sentito? Trova altro da fare e lasciami stare.»

Colie quasi sibilò quando se ne andò, ma smise di infastidirli. Si sedette ad un piccolo tavolino di legno, seminascosto in una nicchia della struttura e, minacciosa, guardò ogni singola persona lì dentro. 

Ledialle passò tutto il tempo a parlare con le sue amiche, contenta, facendosi aggiornare su quello che era successo in quegli ultimi mesi. 

Rasia subito le mostrò il nuovo anello al dito, l’ennesima promessa di Caster di sposarla. Le regalava un anello ogni anno per rinnovare la sua proposta, ma non erano mai andati oltre, neanche avevano pensato a dove sposarsi o quando farlo. 

Anire aveva cambiato l’ennesimo lavoro, incapace di trovare un posto che la soddisfacesse. Aveva preso a scriversi con Tane, quasi per caso, chiedendogli un giorno un consiglio su come prendersi cura di una pianta. 

Quel giorno erano seduti vicini, si scambiavano delle occhiate ogni tanto quando facevano una battuta, come se l’altro già la conoscesse. 

Infine, Elaine provò per tutto il tempo a farsi notare da Jets, che però preferì parlare degli incontri. 

Improvvisamente, Anire tirò fuori lo schema dei combattimenti del torneo che aveva ricopiato in fretta e furia e prese ad analizzarlo, poi, sconvolta, alzò lo sguardo su Ledialle. «Se vincente entrambi, al prossimo turno vi scontrerete voi.» 

L’amica annuì con una scrollata di spalle. «Beh, era ovvio che accadesse. Ti avverto che nessuno è mai riuscito a battermi» affermò poi lei osservando Eist. 

«Perché non sei mai arrivata alla finale, allora?» rimbeccò lui sogghignando. 

«Lasciavo a Kirian il turno. Lo sai che non mi piace combattere.» 

Eist sorrise. «Sarà divertente affrontarlo.» 

«Non mi batterai» commentò lei per poi alzarsi. «Vado a farmi una passeggiata. Ci vediamo domani!» 

Uscì, girò fra le bancarelle che ogni volta apparivano in occasione del torneo e poi, improvvisamente, quando fu certa che nessuno potesse accorgersene, saltò dentro una delle finestre aperte della locanda. 

Era al primo piano, nel corridoio. Si sistemò dietro un angolo e restò lì ferma per quasi un’ora prima di vedere Eist che seguiva i suoi amici. Loro gli indicarono la loro stanza e lui, con un veloce cenno di assenso, commentò che sarebbe passato a trovarli. 

Ledialle lo vide voltarsi verso le scale, ma, quando gli amici ebbero chiuso la porta dietro di loro, si fermò di fronte ad una camera e, velocemente, entrò. Ledialle subito lo seguì e lui l’avvolse fra le sue braccia e la baciò senza neanche aspettare un istante. 

Si separarono per infilare degli stracci sotto lo spiraglio della porta, per mettere uno straccio sulla maniglia per bloccare lo spioncino e poi applicarono dei talismani su porta e finestra. 

A quel punto la tensione di entrambi si allentò. Si sdraiarono sul letto, abbracciati, chiudendo gli occhi. Ledialle prese ad accarezzargli la sciarpa e poi mormorò che quella tunica era ridicola. 

Eist se la tolse con uno sbuffo. «Come puoi immaginare, Kaleido non lascia spazio alle critiche.»

Si sfilarono i vestiti per sentire il calore dell’altro e restarono fermi, con le fronti vicine e gli occhi chiusi a rilassarsi. 

Raramente riuscivano ad incrociarsi per più di qualche ora. Spesso avevano in realtà pochi minuti, in cui Anire aveva appena il tempo di uscire dalla camera per lasciarli soli. 

Era bello poter dormire di nuovo insieme, potersi godere ogni istante. Ledialle aveva immaginato che avrebbero parlato tutto il tempo per raccontarsi come fossero le loro vite, cosa stessero facendo, ma scoprì che entrambi volevano solo la loro intimità. 

Eist le sfiorò il naso per richiamarla e lei aprì gli occhi. Le sorrise dolcemente. «Temevo ti fossi addormentata.» 

Si morse il labbro. «Ho paura di perdere anche solo un minuto con te dormendo.» 

Annuì. «Abbiamo avuto incontri facili, non dobbiamo recuperare le energie… però domani ti aspetta Tessia e non voglio che tu sia stanca.» 

Gli sfiorò il petto mentre tornava a chiudere gli occhi. «Ti preoccupi per me?» 

«Sempre, Ledy.» 

«Eist, ero seria prima: non ti permetterò di affrontare Kirian.» 

«Sono diventato più forte dall’ultima volta che l’ho incontrato.» 

«Anche lui» replicò lei prima di alzare il capo. «Non voglio più parlarne però. Come stai?»

«Ora bene» si ritrovò a mormorare prima di baciarla, stupendosi ancora una volta di quanto fosse legato a lei. Non realizzava mai quanto gli mancasse fino a quando non la vedeva e ogni volta era sempre più difficile tornare alla sua vita. 

Non osava immaginare come sarebbe stato dopo quel torneo, dopo quelle notti che avrebbero potuto passare di nuovo insieme. 

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