Capitolo 9 – Il segreto
Fu mentre entravano nell’arena, quando Silstora chiese a quanti tornei avessero partecipato, che realizzò che era da un’infinità che serviva Menivol.
Quella era la sua settima edizione, avrebbe potuto farne di più, ma il re aveva deciso di mandarla solo quando era arrivato Monk, che si era messo in testa di addestrarla.
Detestava apertamente Monk, era una delle guardie più boriose con cui avesse mai avuto a che fare. Ma, in fondo, tutti lo odiavano, visto che il suo compito era spiare i suoi colleghi. Ritrovarselo tra i piedi durante una missione significava che il re dubitava.
Kirian era arrivato dopo e, in un certo senso, l’aveva salvata da quella presenza seccante. Monk non faceva che parlare di sé, mentre Kirian restava in silenzio la maggior parte del tempo.
L’arbitro aquila salutò calorosamente il pubblico, fece un veloce riassunto degli incontri che ci sarebbero stati quel giorno e poi invitò i primi a farsi avanti.
Silstora sospirò pesantemente, poi si armò del suo miglior sorriso e si avviò verso il ring. Il suo avversario era Sinko e, per quanto si fosse allenata duramente in quel mese, sapeva di non avere speranze.
«Consigli?» chiese Silstora quando passò accanto a Kirian.
Lui si limitò a scrollare le spalle. «Non farti ammazzare.»
«Sei un vero motivatore», bisbigliò Ledialle quando l’altra si fu allontanata.
Kirian non si diede neanche la pena di rispondere. Accettava di partecipare a quel torneo solo perché glielo imponeva il suo re, altrimenti sarebbe volentieri rimasto nella sua stanza al castello in attesa della missione successiva.
Silstora decise di rendere spettacolare quello che sarebbe stato il suo ultimo scontro. Era uno spirito ape, come Elaine, ma lei si era specializzata nel controllo degli insetti. Diede un po’ di filo da torcere a Sinko grazie ai suoi sciami d’api che gli ronzavano intorno, ma alla fine il guerriero riuscì a colpirla così forte da interrompere i suoi collegamenti telepatici con gli animali.
Raramente le guardie del Deserto uccidevano. Per loro quel torneo era un vero e proprio momento di svago e anche un modo per affinare nuove tecniche di combattimento.
Sinko aiutò Silstora a rialzarsi dopo che fu proclamato vincitore e l’accompagnò verso i suoi compagni.
«Le buone maniere le hai imparate durante l’addestramento?» gli chiese Ledialle divertita.
Sinko la fissò di sottecchi. «Divertiti finché puoi. Tessia è l’avversario peggiore che potesse capitarti fra noi.»
Ledialle si limitò ad alzare le spalle prima di salire sul ring. Sentiva le incitazioni dei suoi amici, ma quella volta non staccò gli occhi dalla sua avversaria.
Quando l’arbitro diede il via, subito sparì, lasciando sempre le scarpe dietro di sé.
Tessia allargò subito il cappuccio da cobra. «Non ho capito perché corri senza scarpe.»
Ledialle le apparve dietro, le tirò un pugno e scomparve di nuovo. Non rispose, non era così stupida da rivelarle dove fosse.
Tessia accusò il colpo con una smorfia, ma non riuscì ad intercettarla. Non si mosse di un millimetro, però, a differenza di Kerasu.
Poi, improvvisamente, Ledialle avvertì della sabbia tra i piedi. Spiccò un balzo e notò che il terreno stava diventando una sabbia mobile. L’arbitro si affrettò a rifugiarsi oltre il ring, mentre lei riprese a correre. Tessia, invece, scomparve sotto la sabbia.
Sentiva dalle vibrazioni del terreno dove fosse, ma Ledialle non se ne preoccupò. Quella era una buona tattica, ma c’era comunque un problema: era troppo veloce per l’altra.
Tessia si spazientì in fretta del fatto che non si fermasse mai. Riemerse dalle sabbie e attivò i suoi poteri per provare ad incantarla.
Ledialle le tirò un calcio alle costole e scomparve di nuovo. Maledisse però la sabbia che rivelava dove fosse. Tessia iniziò a parare i suoi attacchi e, alla fine, si vide costretta a fermarsi.
Si rimise le scarpe e guardò l’altra con fastidio. «Non puoi incantarmi e non puoi prendermi. Senti, dichiarati sconfitta e facciamo prima.»
Tessia le rivolse un’occhiata di fuoco. «Noi del Deserto non ci arrendiamo.»
Ledialle sospirò teatralmente. Scomparve e le riapparve davanti. Fino a quel momento l’aveva sempre attaccata con colpi all’altezza dell’addome. Quella volta puntò alle ginocchia. Tessia cadde, colta alla sprovvista, e lei ne approfittò per tirarle un calcio dietro al collo che la fece sbattere contro la sabbia.
Si mise in piedi a qualche passo da lei. «Arrenditi.»
Tessia, cocciuta, si rialzò. Provò nuovamente ad incantarla, ma Ledialle non accennò neanche un movimento dei muscoli del volto per mostrare la sua fatica nel resisterle.
«Come puoi…?» Non finì la frase che si ritrovò una delle sue scarpe in faccia.
La guardò incredula o avrebbe voluto, perché Ledialle era di nuovo sparita. Le arrivò l’altra scarpa da destra, ebbe appena il tempo di voltarsi che lei le piombò addosso da sinistra. La colpì con il palmo della mano aperto e quella volta fu sbalzata indietro.
Tessia si rialzò, provò a sprofondare nella sabbia, ma di nuovo Ledialle la colpì. Sapeva da dove sarebbe venuta grazie alle impronte, ma era così veloce che non riusciva più neanche a parare.
Alla fine, Ledialle riuscì nel suo intento di farla cadere fuori dal ring.
«Bell’incontro», le disse con un sorriso.
Tessia si rialzò, fece un inchino. «Davvero? Non ti ho colpita neanche mezza volta.»
Ledialle rise, poi le si avvicinò e sussurrò: «Mi tolgo le scarpe per distrarre i miei avversari».
L’altra scoppiò a ridere per la semplicità e l’astuzia di quella tecnica.
Fu il turno di Jeskom contro Colie, che subito partì all’attacco con le sue meduse. Jeskom riuscì a respingerne parecchie grazie alla sua lancia, ma ad un certo punto fu costretto ad assumere il suo aspetto d’aquila e usò le ali per allontanarsi a prendere una pausa per studiarla.
Colie aveva lo stesso sguardo della sua regina. Era spiritata, lo guardava con odio e anche con desiderio di uccidere. Erano occhi disperati i suoi, di chi non conosce altro se non la violenza e ha scoperto che gode nel provocarla.
Jeskom l’attaccò in picchiata, ma l’altra usò le sue meduse come scudo e lui si ritrovò avvinghiato dai tentacoli. Riuscì a scrollarsele salendo in volo, ma l’avevano punto su quasi tutto il corpo e dovette riscendere a terra, incapace di controllare le ali.
Colie riprese allora i suoi attacchi.
«Ma quante diavolo di meduse può evocare quella?» domandò incredulo Monk.
Jeskom riuscì a trafiggerla con la lancia, ma Colie approfittò dell’asta per spingere l’altro contro di sé e gli piazzò una medusa sul volto.
Jeskom era composto, cordiale, raramente alzava la voce, se non quando una battuta lo faceva ridere. In quel momento però lanciò un urlo che fece gelare il sangue a tutti.
Gridò che si arrendeva, ma Colie non tolse la medusa, non si allontanò neanche, restò lì a guardarlo.
Intervenne Kirian, apparendole accanto e sollevandola da terra per un polso. Colie sgranò gli occhi così tanto che apparvero ancora più grandi.
Silstora levò la medusa da Jeskom, che si accasciò a terra tossendo e sputando sangue. Kirian mollò Colie e portò personalmente Jeskom nelle loro stanze, dove li attendeva uno spirito cervo con l’abilità di curare le ferite.
«Chi dovrà affrontare Colie nel prossimo turno?» chiese Monk stringendo i pugni.
«Kirian», rispose prontamente Ledialle e tutti loro si ritrovarono a sorridere, pensando che non poteva esserci un avversario migliore per quello spirito assetato di sangue.
«Salgano sul ring Eist del Mare e Beste del Deserto!» annunciò l’arbitro.
Ledialle si morse il labbro. Una parte di lei voleva la vittoria di Eist, l’altra pregava per la sua sconfitta. Non voleva affrontarlo, non voleva che si scontrasse con Kirian. Poteva sopportare di vederlo anche per sempre per qualche minuto ogni chissà quanto, ma come avrebbe potuto sopportare di vederlo morire davanti ai suoi occhi? Come avrebbe fatto a continuare a vivere senza di lui?
Eist sfoderò la spada e restò in attesa della mossa dell’altro.
«Attaccalo, mio amato!» urlò improvvisamente Kaleido.
Ledialle sgranò gli occhi, così come tutti quelli che l’avevano sentita. Eist non fece assolutamente nulla, restò concentrato sullo scontro.
Monk si mise dietro Ledialle. «Ecco perché è andato nel Mare.»
Decise di mostrarsi impassibile. Sapeva che Monk avrebbe riferito ogni sua reazione a Menivol. «Ora ha senso.»
Durò poco quello scontro. Eist era veloce, colpì con diversi affondi senza che l’altro riuscisse a fare qualcosa e in fretta lo mandò al tappeto.
«Ed ecco chi sarà il tuo avversario», commentò Monk.
«Bene. Potrò vendicarmi.»
I giudici richiamarono l’attenzione per il sorteggio dell’avversario di Kirian. Quello era il motivo per cui Kirian detestava combattere per ultimo: per tradizione era il campione dell’edizione precedente e per il secondo turno gli toccava affrontare un ripescato. Era un modo sicuro per farlo arrivare in finale, ma quello non era uno stratagemma che lui apprezzava o di cui avesse bisogno.
Il nome estratto fu quello di Kerasu, che, spontaneamente, commentò che quell’anno non aveva decisamente fortuna.
Sinko scosse il capo. «Speravo fosse qualcuno del Mare.»
Bastò un pugno a Kirian per vincere quell’incontro. Fissò Kerasu dall’alto, poi guardò le guardie del Deserto e di nuovo il suo avversario. Gli aveva rotto il naso con quel colpo. Kerasu sarebbe stato ancora in grado di combattere, ma il fatto di aver appena rischiato di veder morire Jeskom per la crudeltà di Colie lo portò a fermarsi.
«Dichiarati sconfitto.»
Kerasu non esitò un istante. Lo proclamò meglio che poté, visto il sangue che gli impastava la bocca e Kirian annuì soddisfatto lasciandolo lì.
«Il grande Kirian Dou prova pietà?» domandò Ledialle osservandolo attentamente.
Kirian annuì. «Per il Deserto questo torneo è una festa. Lasciamoli festeggiare.»
«Avresti potuto deciderlo ieri» commentò Silstora prima di scuotere il capo e annunciare che tornava in camera a riposarsi.
Ledialle invece andò alla taverna dalle sue amiche. Le trovò allo stesso tavolo del giorno precedente insieme agli altri.
«Sei stata grandiosa!» urlò Jets offrendole un boccale.
Lo prese sorridendo, poi si voltò verso Eist. «Allora, che si dice nel castello di Kaleido?»
Lui fece una smorfia e le si sedette accanto. «Ne parliamo dopo» le bisbigliò perché lo sentisse solo lei.
«Mi spieghi ora?»
Eist si sfilò la tunica e si sdraiò sul letto. «Ti amo, Ledy.»
«Continua a non essere una risposta.»
«Non ti ho mai vista gelosa.»
Ledialle incrociò le braccia e restò immobile di fronte al letto e lui alla fine capì che non avrebbe sorvolato sull’argomento. Le andò davanti e posò la fronte contro la sua.
«Eist…»
Le prese le mani e se le portò alle labbra. «Kaleido non prende bene i rifiuti.»
Aveva notato fin da subito l’interesse della regina per lui, ma l’aveva ignorata. Qualcosa in Kaleido lo disgustava, non aveva mai capito se fosse qualcosa di specifico o se fosse la sua stessa esistenza.
Più viveva nel Mare, più gli sembravano assurde le regole di quel regno. Tutto era stato deciso per glorificare Kaleido. Un giorno era salito sulla cupola del castello della regina, il punto più alto dell’isola, per sapere fin dove si vedesse e, quasi con sgomento, aveva realizzato che le strade disegnavano il calamaro, il suo simbolo.
Nessuno del Mare ricordava chi ci fosse stato prima di Kaleido, nessun libro ne parlava. Sembrava che ci fosse sempre stata e che per sempre ci sarebbe stata.
All’inizio l’interesse di Kaleido si limitava a lunghe occhiate, poi iniziò a convocarlo senza neanche inventare un pretesto. Lo fissava ancora, dal suo enorme letto nel mezzo della stanza, e poi un giorno aveva iniziato a toccarlo.
Aveva provato repulsione e lei se n’era accorta.
Dopo una settimana, quando l’aveva chiamato, l’aveva trovata con la rosa ghiacciata di Kiria in mano.
Qualcosa dentro di lui si era spezzato.
«Come…?»
«Abitavi in un incantevole villaggio. Era tua madre quella nel dipinto?»
Capì che non sapeva nulla della sorella e una parte di lui si ritrovò a tirare un sospiro di sollievo, perché non voleva parlare di Kiria con quell’essere.
Annuì, poi i suoi occhi si fermarono sul fiore. «Posso riaverlo?»
«Fammi divertire, Eist.»
Così era iniziata. Kaleido, nel suo egocentrismo, era convintissima che lui ricambiasse i suoi sentimenti. Lo chiamava sempre più spesso e lo costringeva a stare lì con lei. A volte lo voleva fra le lenzuola, altre voleva semplicemente guardarlo.
«Ti ha ridato il fiore?»
Lui annuì, poi andò verso la sua tunica e, da una tasca, lo tirò fuori per porgerglielo. «Riportalo lì.»
Ledialle scoppiò a piangere mentre lo stringeva tra le mani e lui l’abbracciò sorridendo.
«Sospettavo avresti pianto.»
«Non prendermi in giro», mormorò debolmente mentre si asciugava le lacrime. «Perché non mi hai detto nulla?»
Eist scosse il capo, tornò sul letto e allargò le braccia come invito. «Basta parlarne.»

Lascia un commento