Capitolo 10 – Lo scontro

Quella mattina fu difficile alzarsi da quel letto. Entrambi avrebbero voluto restare lì ancora e rimandarono il più possibile quel momento, però furono costretti a farlo quando sentirono porte aprirsi e sempre più voci aumentare in strada. 

Ledialle tornò nella sua stanza al maniero con circospezione. Trovò Kirian e Menivol già svegli quando aprì la porta e quasi le sfuggì un’imprecazione. 

«Eccoti!» sbottò Menivol. «Dove cavolo eri finita?» 

«Stavo facendo una corsa qui intorno», rispose con una scrollata di spalle. «Perché mi cercava?» 

«Posso contare su di te nello scontro con Eist? Possiamo ricorrere ad uno scambio, se non te la senti.» 

Il re così comprensivo era decisamente uno spettacolo unico. Lo fissò perplessa, poi spostò lo sguardo su Kirian. «È stata una tua idea?» 

Il guerriero annuì con aria grave. «Non sono certo che tu possa batterlo e, in questo torneo, praticamente non ha mostrato nessuna delle sue abilità.» 

Ledialle scosse il capo, mentre andava in camera per cambiarsi i vestiti. «E vorresti batterti tu al mio posto? Non te lo lascerò fare.» 

Kirian sospirò pesantemente. «Accadrà comunque se ti fai sconfiggere.» 

Tornò da loro mentre finiva di allacciare la canotta dietro al collo. «Re Menivol, ho accettato di partecipare al torneo sapendo che avrei potuto scontrarmi con lui.» 

Il re annuì, poi squadrò il figlio che stava uscendo dalla sua camera. «Possiamo fidarci di Ledialle oggi, secondo te?» 

Duvor, sorprendendola, annuì prontamente. «Non permetterà mai che Eist si scontri con Kirian. Giusto, Ledialle?» 

Si ritrovò ad annuire, mordendosi il labbro, poi spostò lo sguardo sul re. Erano arrivate anche le altre guardie nel frattempo e Monk stava già stringendo l’elsa della sua spada. 

Menivol lo fulminò con lo sguardo. «Posa quell’arnese, idiota. Va bene, Ledialle. Non farti ammazzare.»


Il primo incontro sarebbe stato quello di Sinko contro Lival del Mare, un ripescato. A causa della spietatezza di Colie, il Deserto aveva deciso di non mostrare alcun freno con le guardie del Mare. 

Fu un incontro brevissimo, Lival ebbe appena il tempo di fare un cenno alla sua regina che subito venne trafitto da Sinko e gettato ai piedi di Kaleido. 

La regina non si scompose, alzò le braccia per richiamare i suoi sudditi a cantare il suo inno. 

Ledialle fece una smorfia mentre Monk le andava dietro e le sibilava: «Tocca a te». 

Gli assestò un calcio. «Non gongolare, ricorda che ti ha sconfitto.» 

Eist era già sul ring in posizione d’attacco quando salì lei. Ledialle chiuse gli occhi e prese un respiro profondo per concentrarsi e tenere a bada il battito del cuore. 

«Respira, Ledy.» 

Riaprì gli occhi e gli sorrise. Avvertiva la sua tensione grazie al telepate. 

«Iniziate!» urlò l’arbitro alzando un braccio verso il cielo. 

Iniziò a correre, lasciando sempre le scarpe dietro di sé. Eist però la vedeva, riuscì a starle dietro e poi provò ad anticiparla, lanciando un sasso davanti a lei. Ledialle si bloccò improvvisamente, alzò un braccio e quasi riuscì a prenderlo. 

Eist si fermò a qualche metro da lei, divertito. «Conosco i tuoi trucchi.» 

«No, Eist, non li conosci.» 

Si tolse i bracciali di bronzo ai polsi e delle catenine con una pietra azzurra alle caviglie. I suoi occhi diventarono completamente azzurri di colpo e bastò quell’attimo di smarrimento perché lei riuscisse a colpire Eist.

Fu veloce però, riuscì a rialzarsi prima di finire fuori dal ring. Impugnò la sua spada e partì all’attacco, ma di nuovo non fu in grado di vederla. Ledialle gli apparve dietro, gli assestò un colpo con il palmo della mano nella schiena e lui si ritrovò piegato in due. 

Lei gli riapparve di fronte, in piedi, immobile. «Arrenditi.» 

Sputò un grumo di sangue e la guardò divertito. «Finalmente vedo la tecnica che Kirian Dou ha creato per te e dovrei fermarmi? Scordatelo, Ledy.» 

Gli rifilò un calcio nello stomaco, gli sfilò la spada di mano e gli trafisse una spalla. «Eist, arrenditi.» 

Lui sorrideva ancora. Le afferrò una caviglia e la ribaltò. Ledialle si rialzò con una capriola e sospirò. «Te la sei cercata.»

Passò le mani sulle braccia e dei simboli rossi apparvero. Erano tutti su una linea, disegnavano il suo corpo e si bloccavano nelle sue mani. Seguirono poi le piume di colibrì. 

Quella tecnica serviva a concentrare tutto il suo potere e, al contempo, le toglieva la maschera che nascondeva la sua natura di spirito. 

Eist sfoderò la spada e partì con un affondo. Lei però riprese a correre, così fu costretto a seguirla. Ogni tanto si fermavano, combattevano e poi lei scappava di nuovo. 

Sentiva attraverso il telepate quanto la stesse provando quello scontro. 

Mise via la spada quando capì che gli rallentava solo i movimenti. Si erano allenati qualche volta nel corpo a corpo. Per Ledialle era sempre stato un modo per sgranchirsi i muscoli, per cui si stupì di riuscire a colpirla così raramente e di quanto bene incassasse i colpi. 

Notò però che i segni sul suo corpo stavano iniziando a diminuire e la luce azzurra negli occhi di lei ad affievolirsi. Allora l’attaccò con maggior vigore e lei scattò indietro con un balzo. 

La vide appoggiarsi con una mano a terra, nella posizione che assumeva prima di iniziare a correre per darsi maggiore slancio, ma restò ferma. Le fu davanti, fece per colpirla, ma si bloccò quando avvertì la sua frustrazione nel telepate. 

Si allontanò confuso. «Non dovevi fermarmi?» 

«Dillo alla tua regina.» 

Sgranò sorpreso gli occhi. Fissò le sue caviglie e notò che c’era qualcosa che le bloccava, allora guardò verso Kaleido e distinse immediatamente uno dei tentacoli che si infilava nel terreno. 

Tornò a guardare Ledialle, la sua rabbia.

«Kaleido!» sentì tuonare improvvisamente. 

Tutta l’arena si concentrò su Menivol che avanzava infuriato verso la regina. 

«Lascia immediatamente andare la mia guardia» le berciò sovrastandola nettamente quando le fu davanti. 

Lei lo guardò con aria quasi da vittima, mentre il tentacolo tornava ad avvolgersi intorno al suo corpo. «Non so proprio di cosa parli.» 

«Questo torneo è stato deciso come momento di svago, non perché tu potessi fare quel diavolo che ti pareva come sempre.» 

Kaleido spalancò le braccia, mostrandosi risentita. «Non sto facendo assolutamente nulla.» 

«Non prenderci per idioti, Kaleido», commentò Danimas, avvicinandosi a loro. «Smettila di interferire.» 

Menivol si voltò verso Ledialle. «Sei libera ora?» 

Lei annuì, per poi guardare Eist. «Hai perso la tua occasione.» Riprese a correre e lui improvvisamente si accorse di non essere minimamente in grado di starle dietro. 

Realizzò che Kaleido non l’aveva bloccata solo in quel momento, ma che dall’inizio dell’incontro la ostacolava. Immediatamente si infastidì, perché capì di essere riuscito a colpirla non grazie alle sue abilità. 

Si avvicinò al bordo del ring, di fronte a Kaleido. «Posso batterla, mia regina. Non servono interferenze da parte vostra.» 

Ledialle si fermò dall’altra parte del cerchio di pietra e prese a massaggiarsi le caviglie. 

Eist si voltò verso di lei e accennò un sorriso. «Potevi avvertirmi.» 

Lei alzò le spalle. «Volevo darti un vantaggio.» 

«Va bene, Ledy, ricominciamo.»


Eist bussò alla porta della Foresta e istintivamente deglutì. Raramente gli era capitato di essere così nervoso. 

Gli aprì Silstora quella volta, che lo squadrò da capo a piedi. «Cosa vuoi?» 

«Ledialle…» 

«Prima la conci in quel modo e poi vieni a chiedere come sta? Sei proprio…» 

«Che sta accadendo?» sbottò Duvor andandole accanto. «Ah, sei tu.» Guardò Silstora. «Fallo passare.» A lui indicò una porta. 

Eist non si fermò neanche a ringraziarlo. Subito si infilò nella camera di lei. 

Era sotto le lenzuola, raggomitolata, nella posizione in cui dormiva abitualmente. 

Sentiva però il suo respiro affannato e vedeva le sue mani che si stringevano convulsamente. Era piena di bende sulle braccia, colpa sua, perché aveva realizzato che era lì che si concentrava il potere della sua tecnica e allora aveva preso a ferirla con la spada per interrompere quella magia. 

Aveva funzionato, i suoi occhi erano tornati castani e le piume del colibrì erano sparite. Lei non si era arresa però, gli aveva ripetuto che non aveva intenzione di farlo vincere e avevano lottato fino a quando non era svenuta tra le sue braccia. 

Le andò accanto e l’abbracciò. La sentì calmarsi e dopo poco, nel sonno, si voltò per appoggiarsi a lui. La strinse a sé e dovette sforzarsi di trattenere il pianto. 

L’avevano portata via che era praticamente una maschera di sangue. Nell’arena ancora c’erano i segni della scia che aveva lasciato dietro di sé. E il telepate per un attimo aveva smesso di comunicare con lui. 

La baciò sulla fronte chiudendo gli occhi. «Testarda», mormorò mentre l’accarezzava delicatamente. «Cocciuta… Che senso aveva spingerti così oltre, Ledy?» 

Restò lì con lei più che poté. Avrebbe voluto starle accanto fino a quando non si fosse svegliata, ma lei dormiva ancora quando Duvor aprì la camera e la lasciò aperta per fargli intendere di doversene andare. 

Tornò allora nella sua stanza. Sarebbe potuto andare dai suoi amici alla taverna, ma non aveva voglia di affrontare le amiche di lei, che sicuramente l’avrebbero attaccato. E a ragione. Si sentiva uno schifo per averla ridotta in quel modo.

Trovò Kaleido mentre osservava i propri anelli. Ormai erano rimasti solo loro. Colie era stata uccisa da Kirian ed era stato così rapido che lei neanche era riuscita ad evocare le sue meduse come scudo. 

«Un incontro davvero esemplare», si complimentò la regina spostando i suoi occhi spiritati su di lui. 

Eist annuì appena prima di andare in camera per prendere un’altra tunica. Non si era neanche cambiato quando erano finiti gli incontri, subito era andato da lei. 

Realizzò che era sera. 

«Domani ti aspetta Kirian Dou», affermò Kaleido seguendolo, entrando nella stanza. 

Si voltò quando ebbe finito di cambiarsi. «Le chiedo di non interferire. Sono anni che aspetto di scontrarmi di nuovo con lui.» 

Lei fece una smorfia e scrollò le spalle. «Menivol mi starà con il fiato sul collo. Anche volendo, non potrei farlo. Vedi di non perdere, ma, se accadrà, dì il mio nome quando morirai.» 

Annuì, anche se dentro di sé pensò che quella fosse la richiesta più stupida che avesse mai sentito.


Rivide Ledialle la mattina seguente, in piedi, ancora piena di bende, ma perfettamente stabile sulle sue gambe. 

Avrebbe voluto abbracciarla, ma si limitò solo a guardarla e a sperare che cogliesse il suo sollievo attraverso il telepate. Si chiese se le avessero detto che era stato con lei per tutto il pomeriggio. 

I giudici richiamarono l’attenzione per sorteggiare il ripescato che avrebbe affrontato Sinko. Mancavano solo quelli della Foresta per quel ripescaggio e tutti loro si guardavano nervosamente, chiedendosi se la rabbia di quelli del Deserto si sarebbe estesa anche a loro. 

Estrassero il nome di Monk, l’unico desideroso di combattere davvero, per mostrare di non essere solo quello troppo lento con la spada. 

«Sinko è veloce», gli disse solo Kirian e bastò quell’avvertimento per fargli capire di non usare la sua arma. 

Monk salì sul ring, mentre Ledialle si avvicinò a Kirian. «Posso chiederti un favore?» 

«Non lo risparmierò.» 

Lei chinò il capo, poi annuì e tornò a guardare davanti a sé. 

Il pubblico per quell’incontro era perfettamente diviso, persino quelli del mare tifavano o per Sinko o per Monk. Quello sarebbe stato il penultimo giorno di combattimenti e tutti stavano pregando che fosse più interessante di quello precedente, visto che solo uno su tre era stato un vero incontro. 

Sinko decise di accontentare il popolo del Deserto e diede spettacolo nell’affrontare l’altro. Conosceva bene Monk e le sue tattiche, si erano già affrontati altre volte, per cui sapeva di poterlo battere senza dare tutto se stesso. 

Monk, d’altro canto, ci provò a sconfiggerlo, ma lui esprimeva il meglio di sé non in un combattimento diretto, ma sorprendendo gli avversari. Sinko però si allenava ormai con il solo obiettivo si sconfiggere Kirian Dou e nessuna tattica sembrava coglierlo alla sprovvista. 

Finse anche di farsi colpire, solo con lo scopo di dare spettacolo. 

Alla fine, Monk, stremato, incassò un colpo e decise di accettare il suo suggerimento sibilato di arrendersi. 

Kirian chinò il capo verso Ledialle. «Perché dovrei lasciarlo vivere?» 

Lei sospirò, scosse il capo e istintivamente portò una mano al telepate per stringerlo. «Lascia stare. Sciocchi sentimentalismi da colibrì.»

Così come aveva sviluppato una tecnica per Ledialle, così aveva imparato da lei come affrontare nemici veloci. Aveva già sconfitto Eist, non lo preoccupava, aveva anche finalmente visto il suo potenziale e sapeva che aveva dovuto dare tutto se stesso nell’incontro con Ledialle; però qualcosa lo assillava. 

Ledialle non mostrava mai la sua fragilità, non a loro. In quei quattro anni, ogni volta che Menivol o Monk le avevano fatto domande su Eist, lei non aveva mai mostrato altro oltre all’impassibilità più totale. 

Ripensò al giorno precedente mentre affrontava Eist, mentre lo disarmava, a quando lui era entrato nella sua stanza. Si era stupito della decisione di Duvor di farlo passare, ma, ancora di più, si era chiesto perché avesse vietato a tutti loro di farne parola con il re. 

Afferrò il braccio destro di Eist e lo torse, costringendolo a terra, mentre lui tratteneva un grido di dolore. Dalla sua tunica uscì il telepate e Kirian lo osservò. 

Si voltò verso Ledialle e finalmente capì. 

«Dichiarati sconfitto», affermò chiaramente. 

Eist sobbalzò, colto alla sprovvista, e lo guardò incredulo. 

«Non te lo chiederò un’altra volta.» 

Una parte di lui avrebbe voluto continuare quello scontro, ma sapeva bene di non poter fare nient’altro. Come aveva detto Ledialle, anche Kirian Dou era diventato molto più potente in quegli anni. Anzi, gli sembrava che il divario tra loro fosse aumentato a dismisura. 

«Mi arrendo», affermò voltandosi verso l’arbitro. 

Kaleido si mostrò parecchio contrariata per quella scelta, però comunque fece partire il suo canto. 

Kirian si avvicinò a Ledialle e lei chinò il capo come ringraziamento. 

«Non dirò al re di quel ciondolo, ma tu dovresti nasconderlo meglio», affermò sottovoce, perché Monk non lo sentisse. 

Ledialle si affrettò a farlo sparire sotto la canotta, poi annunciò che andava alla taverna dalle sue amiche. 

Le salutò appena quando arrivò, rispose a stento a tutti loro che le chiedevano come si sentisse. Aspettava Eist e gli sorrise quando lui si sedette al tavolo. 

«Sei uno dei pochi che può dire di essere stato graziato da Kirian Dou.» 

Eist storse il naso, poi la scrutò incerto. «Perché l’ha fatto?» 

«Gliel’ho chiesto.» 

Lui annuì prima di ordinare da bere. «Siamo entrambi spettatori ora.» 

«So che speravi diversamente, ma sapevamo tutti fin dall’inizio che sarebbero arrivati Kirian e Sinko in finale.»


«Duvor mi ha detto che ieri sei stato con me.» 

Eist posò la fronte contro la sua e restò in silenzio, accarezzandole le braccia con movimenti lenti, per paura di farle male. «Come ti senti?» 

Ledialle lo abbracciò e pianse, incontrollata. Rivelò che non sapeva che Kirian l’avrebbe lasciato vivere, che aveva avuto paura di perderlo. 

Aveva sentito ogni suo singolo sentimento, sapeva cos’aveva provato e non avrebbe mai dimenticato il suo sollievo quando Kirian l’aveva risparmiato. 

La strinse a sé e l’accarezzò fino a quando non si fu calmata, continuando a tenere la fronte contro la sua. 

Quel contatto lo riportava sempre a quel giorno nella foresta, quando le aveva fatto sentire la neve per la prima volta, a quel bacio che non le aveva dato, al primo momento in cui si erano amati.


Erano stretti fra le lenzuola quando sentirono delle voci nel corridoio. Riconobbero prima quella di Monk, che sbraitava che non era a lei che doveva la sua lealtà, e poi quella di Kaleido che gli rispondeva di eseguire i suoi ordini. 

Scattarono immediatamente per rivestirsi e poi usarono le finestre per scappare. Si divisero subito: Ledialle andò sul tetto, mentre Eist in strada. 

«Ciao, Ledialle.» 

Lei si bloccò, incredula. Non fu in grado di fare nulla, fece tutto Duvor, che le si sedette accanto sul cornicione della taverna. 

«Vuoi dirmi cosa stavi facendo?» 

Lei chinò il capo, poi finalmente riuscì a guardarlo. «Ero con Eist.» 

«Grazie per la sincerità» affermò lui prima di scuotere il capo. «Stai tirando troppo la corda. Mio padre non è sveglissimo in queste cose, ma neanche un perfetto idiota.» 

«Solo questi giorni…» 

«Non prendermi in giro. Eri partita bene.» 

Si morse il labbro. «Che devo fare?» 

«Smetterla di vederlo. Monk riferirà sicuramente a mio padre di essere stato costretto da Kaleido a cercare te ed Eist per tutta la taverna e mio padre gli ordinerà di seguirti anche quando andrai nel mondo degli umani.» 

Ledialle si ritrovò a piangere, perché l’idea di poterlo vedere solo ogni cinque anni, forse, le era insopportabile. Duvor l’abbracciò, impacciato, non sapendo bene che cosa fosse meglio fare. 

Lei si allontanò deglutendo e si mise in piedi. «Posso fare un giro?» 

Il principe annuì con un sospiro. «Terrò io a bada Monk. Corri, Ledialle.»

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