Capitolo 12 – La finzione

Era a casa di Jets. Si era stancato di essere circondato dal mare e aveva deciso di andare da lui per passare del tempo con qualcuno che non fosse un fanatico di Kaleido. 

Scoprì che era tardi dal fatto che fosse completamente buio. Jets faceva spesso le ore piccole, per cui ipotizzò che fosse in qualche locale. 

Era all’ingresso, fece un passo per uscire e andare da Tane, ma sentì dei rumori provenire dalla sala. Vi andò, capì che era la televisione e si ritrovò a sospirare di sollievo, perché Tane aveva il difetto di voler sempre mettere il naso negli affare di chiunque. 

Le luci erano spente e non c’erano altre voci oltre a quelle del film. Trovò Jets sul divano, ma in fretta realizzò che si era addormentato.

Avrebbe potuto andarsene, ma vide Ledialle accanto a lui che dormiva. Si paralizzò sul posto. Guardò subito fuori dalla finestra per capire se qualche guardia o spia la stesse seguendo, ma non sentì la presenza di altri spiriti nelle vicinanze. 

Poi, si chiese cosa ci facesse lei lì. 

Scosse Jets, che si svegliò mugugnando, confuso, poi lo vide e i suoi occhi corsero immediatamente a Ledialle. Gli fece segno di seguirlo e Jets letteralmente scattò come una molla, alzando le braccia come a dire che non l’avesse toccata. 

Andarono nella stanza accanto, la camera di lui. Le lenzuola sul letto erano sfatte, ma quella di certo non era una prova, visto che Jets non metteva mai in ordine. 

«Siamo solo amici!» quasi urlò lui. 

Eist fece una smorfia. «Non gridare, imbecille. Perché lei è qui?» 

«Viene qui a bere.» 

«Perché non va dalle sue amiche?» 

Jets deglutì. «Sparlano tra loro di lei e le dà fastidio. Eist, giuro che non l’ho mai neanche sfiorata.»

Restò fisso a guardarlo, poi si ritrovò a chinare il capo e chiudere gli occhi. «Puoi anche farlo, se vuoi.» 

Jets scosse freneticamente il capo, sudando freddo, pensando che quella fosse una trappola. 

Eist lo guardò. «Probabilmente io e lei non potremo più vederci.» 

«Non la toccherò comunque.» 

«Jets, sto dicendo che…» Si fermò e tese l’orecchio perché aveva sentito un gemito di lei. 

Anche Jets la sentì, poi si morse il labbro e gli chiese in un sussurro perché non andasse da lei. 

Scosse il capo, poi socchiuse la porta e restò lì nascosto ad osservarla. Sembrava tranquilla. Riconobbe i segni di quando beveva, di come sprofondava nel sonno e nulla intorno a lei sembrava scuoterla. Avrebbe voluto spostarle i capelli dal volto, perché sapeva che le stavano dando fastidio da come stringeva le palpebre. 

«Va’ da lei» gli bisbigliò Jets in un orecchio. 

Neanche si era accorto che si fosse avvicinato così tanto. 

Richiuse la porta e poggiò la fronte contro. «Come sta?» 

«Viene qui a bere, secondo te?» 

 Notò che aveva alzato il volume della voce, forse nella speranza che lei si svegliasse. 

«Sta meglio?» 

«Non parliamo molto. Beviamo e guardiamo film. Non ho idea di come stia.» 

«Quando ha problemi a respirare, la devi guardare negli occhi e dirle di calmarsi.»

«Perché me…?» iniziò Jets perplesso. 

«L’unica cosa che la calma quando è agitata è correre.» 

«Eist, che stai…?» 

«Quando è triste, abbracciala e dille che ci sei.» 

A quel punto Jets capì. Sbatté i piedi a terra, gli indicò la porta e praticamente urlò di andare da lei. 

«Jets?» chiese Ledialle con voce assonata. «Che succede?» 

«Non dirle di me» mormorò Eist voltandosi involontariamente verso di lei. 

Jets imprecò. «Perché?» 

«Perché rischia la vita se ci trovano insieme.» 

Sentirono Ledialle alzarsi e camminare verso di loro. 

«Non dirle che ero qui.» 

Prese l’altra porta e tornò all’ingresso, al portale per il mondo degli spiriti. Si fermò però, si chinò sullo spioncino per spiarli. 

«Ero al telefono con Caster» inventò Jets con una scrollata di spalle. «Ha litigato con Rasia e gli stavo dicendo di andare da lei che a me non me ne frega niente dei loro problemi a letto.» 

Ledialle rise, poi indicò la televisione. «Cos’è successo nel film?» 

«Non lo so, mi ha svegliato quello scemo. Lo ricominciamo?» 

Lei annuì prima di abbracciarlo. Restarono stretti per un po’. Eist capì che non era la prima volta che lo facevano dalla calma di lei e dalla disinvoltura con cui poi pianse. 

Jets la strinse, guardò per un istante verso di lui e poi le disse: «Sono qui, Ledy». 

Lei sospirò, si allontanò per asciugarsi le lacrime e tornò verso il divano. Jets fissò la porta, gli fece segno di seguirla e restò per un po’ fermo, aspettando che lo ascoltasse davvero, ma alla fine si arrese e andò da lei. 

Eist tornò nel castello di Kaleido, la testa pesante. 

La regina era sul suo letto, lo guardò sorpresa e commentò che era stato via poco rispetto al solito. Inventò che i suoi amici erano tutti fuori casa e che non aveva avuto voglia di cercarli e se ne andò, prima che gli proponesse di restare fra le sue lenzuola. 

Tornò direttamente nel suo alloggio e si appoggiò al davanzale sotto la finestra per osservare il mare. Quel panorama era l’unica cosa che riusciva a calmarlo in quei momenti.


Quel giorno nella bacheca dei compiti trovò altri sette incarichi. Imprecò pesantemente, perché avrebbe davvero voluto prendersi una pausa e andare da Jets a bere. 

Non era segnato se fossero delle possibilità e immediatamente si innervosì. Non era possibile che fossero tutti dei ladri e, nonostante la sua richiesta a Duvor, erano sempre pochissime le pergamene con quell’informazione, probabilmente solo quelle della spia che aveva fermato. 

Si chiese se avesse riferito il suo messaggio al principe e, alla fine, decise di andare personalmente a dirglielo. 

Scese al piano di sotto e arrivò davanti alla porta di Duvor. Prese un respiro profondo, fece per bussare, ma preferì prima appoggiare l’orecchio per sapere se ci fosse qualcuno. Non sentì voci, così diede appena un colpo per annunciarsi e poi entrò dicendo: «Principe Duvor, devo sapere se i miei incarichi sono…» 

Si bloccò, perché davanti alla scrivania del principe, intento a leggere una pergamena, c’era Eist. 

Lui fu rapido, chiuse la porta e le tappò la bocca per farle capire di non dire nulla. Posò poi la fronte contro la sua.

«Dimmi, Ledialle» le disse Duvor. 

Capì di dover fingere di non aver visto nulla. «Devo sapere se i miei incarichi sono possibili ladri» accennò con poca convinzione, scossa. 

«Respira, Ledy» mormorò Eist mentre le accarezzava le braccia. 

«Ho già detto alle mie spie di farlo. Altro?» 

«Non lo stanno facendo» accennò provando a trattenere le lacrime. 

Duvor sospirò. «Perché lo credi?» 

«Perché sono troppi…» iniziò prima di abbracciare Eist, che la strinse con forza, ripetendole di calmarsi. 

Il principe finì di leggere la pergamena, la posò, la timbrò e la mise su una pila di fogli sulla scrivania. «Immagino che mio padre non ti abbia detto che non stai più catturando solo ladri.» 

Lei scosse il capo. 

«Kaleido sta complottando per rovesciare il regno di mio padre e quello di Danimas. Stiamo individuando tutte le spie del Mare e tu le stai catturando. Abbiamo deciso di affidare a te questo compito per le tue abilità e, finora, ne siamo soddisfatti. Questo è il motivo per cui le tue richieste sono aumentate.» 

Guardò Eist, che annuì, allora si voltò verso Duvor, che le porse un foglio. «Anche questo è per te.» 

Non era un incarico, ma un pezzo di carta su cui c’era scritto: “È infiltrato nel Mare. Sta trovando lui i cospiratori. Quando avrà concluso, potrà tornare”.

«Grazie per la spiegazione» accennò prima di ridargli il foglio. Duvor si affrettò a gettarlo nel camino accesso dietro di lui. 

Eist sfiorò le sue labbra come saluto e si allontanò da lei con un sorriso. “A presto, Ledy” mimò senza emettere un suono.

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