Capitolo 13 – La fine
Non lavorò mai tanto come in quei giorni. Continuava ad andare e venire dal castello sperando di trovare finalmente vuota la bacheca, ma ogni volta c’erano nuove pergamene.
Duvor l’aveva convocata qualche giorno dopo il loro incontro per spiegarle che aveva dovuto interrompere la loro relazione perché era essenziale che Kaleido continuasse a fidarsi di Eist, così da confidarsi con lui su quei complotti.
Ledialle tornò alla sua caverna per prendere un cambio d’abiti. Notò però che i sigilli erano stati rotti.
Afferrò un ramo da terra e si avvicinò guardinga. Entrò, si fermò poco dopo l’uscio per abituarsi al cambio di luce, usando un masso per nascondersi e restò lì ad osservare.
Non c’era nulla fuori posto, se non una sacca appoggiata vicino al letto. La riconobbe come quella di Eist. Mollò il bastone e corse dentro. Si fermò nel mezzo della grotta, guardando ogni angolo, mordendosi il labbro e chiedendosi perché non ci fosse.
Sentì un rumore venire dalla sua destra e vide un sassolino rotolare verso di lei. Alzò allora il capo, ma non lo vide ancora.
Si chiese perché restasse nascosto e allora realizzò di dover riattivare i sigilli. Lo fece e non ebbe neanche il tempo di voltarsi che Eist l’abbracciò e la baciò con foga, fino a ritrovarsi senza fiato.
Non si sedettero neanche, restarono stretti, quasi increduli di poterlo fare di nuovo.
«Hai finito?»
«No, mi mancavi. Sono stato da Duvor e…»
Lo baciò ed Eist la sollevò per portarla a letto.
«Novità?» le chiese Jets quando arrivò quel giorno.
Era felice, era da mesi che non la vedeva così. Ledialle gli allungò un otre di pelle accennando che fosse uno degli alcolici più forti del suo mondo e si sedette soddisfatta sul divano.
«Ho visto Eist qualche settimana fa.»
Jets tirò un sospiro di sollievo mentre stappava l’otre. Era stato Duvor ad aggiornarlo, mostrandosi anche risentito perché aveva continuato a vedere qualcuno che in teoria sarebbe stato un traditore. Lo aveva in fretta zittito dicendogli che a lui della politica del loro mondo poco importava e che era solo interessato a proteggere il proprio.
Ledialle si era fatta vedere pochissimo da quando aveva scoperto la verità e, in realtà, passava solo per lasciargli qualcosa da bere per sdebitarsi di tutte le bottiglie che gli aveva finito.
Prima era stata ben diversa la situazione e un po’ gli mancava. Non aveva mai sospettato di poterla definire fragile, ma in quei mesi aveva scoperto la vera Ledialle e aveva capito perché Eist ne fosse rimasto così affascinato. Non era la ragazza leggera che mostrava a tutti, era molto più profonda e anche contradditoria.
Era quella la caratteristica più singolare di lei. Era capace di ridere e piangere nel giro di due minuti. Era una perenne tempesta di emozioni.
A volte li avevano raggiunti Caster e Rasia, ma Ledialle gli aveva in fretta confidato dell’antipatia reciproca che provavano loro due e così aveva smesso di invitarli. Si era tranquillizzata quando gliel’aveva detto e lentamente si era aperta con lui.
Era successo poco prima che Eist andasse da lui. Una sera lei aveva iniziato a sfogarsi raccontandogli episodi sparsi della loro relazione, ricordando anche la sorella di lui. Era andata avanti così per giorni: iniziava a parlare del passato, piangendo, e poi si appoggiava a lui per cercare conforto fra le sue braccia.
Aveva seguito i consigli di Eist qualche volta, ma non per quello che speravo l’amico. Ledialle lo amava, non era minimamente pronta a lasciar andare il loro ricordo, voleva solo qualcuno con cui sfogarsi senza aver paura che ne parlasse con qualcun altro.
E lui era stato quella persona.
«A che punto è?»
«Non lo so, non abbiamo parlato.»
Scoppiò a ridere per la sua sincerità, poi accese la televisione e mise su un film che sapeva piacerle. Ledialle gli si avvicinò, si appoggiò alla sua spalla e restò tranquilla, con gli occhi fermi sullo schermo e il sorriso tra le labbra.
Jets si svegliò di soprassalto, scosso da qualcuno e sbarrò gli occhi quando vide Eist. Sentiva ancora il peso di Ledialle sul petto e l’altro lo stava studiando, vedeva la punta di gelosia nel suo sguardo.
Indicò la ragazza e l’amico scosse il capo, gli fece cenno di seguirlo e di nuovo furono nella camera di lui.
«Perché non la svegli questa volta?» domandò confuso.
Eist lo squadrò a lungo prima di rispondergli: «Non posso comunque rischiare. Qualcuno potrebbe star seguendo me».
Jets reagì con una smorfia. «Non percepisco nessuno spirito oltre a voi due e Tane.»
«Non posso rischiare» ribadì stizzito.
Lui allora scosse il capo, spalancò le braccia, poi decise di lasciar perdere e le fece cadere lungo la schiena. «Che ci fai qui?»
Gli allungò un rotolo di pergamena. «Ci sono i nomi di alcuni spiriti qui. Devi catturarli e consegnarli.»
«Non è rischioso che sia tu a portarmi questi nomi?»
Lui alzò le spalle. «Kaleido non ha il controllo dei suoi portali. Non sa dove sono o cosa faccio.»
«E le fantomatiche spie per cui non potresti neanche salutare Ledy?»
«Perché la chiami così tu?»
Jets restò spiazzato da quella domanda. Sgranò gli occhi e guardò la porta, verso la ragazza, poi tornò sull’altro. «Non posso?»
«Io e mia sorella la chiamavamo così.»
«Sto solo abbreviando il suo nome» si difese perplesso.
Eist scosse il capo. «Perché sei così in confidenza con lei?»
Jets sbuffò. «Qualche mese fa mi hai praticamente detto di mettermi con lei e ora non posso neanche abbreviare il suo nome?»
«Tu cosa?» sbottò Ledialle spalancando la porta.
Eist sobbalzò, ma non si voltò verso di lei, restò con gli occhi sgranati persi nel vuoto. Jets non riuscì a fare a meno di scoppiare a ridere.
Lei lo fissò truce. «Quand’è che l’hai visto?»
Anche lui si bloccò, colpevole, chinò il capo, poi si innervosì e indicò Eist. «Mi ha detto lui di non dirti nulla!»
Eist si decise a voltarsi per affrontare l’altra. «Possiamo lasciar perdere?»
«Tu dici a un tuo amico di portarmi a letto e dobbiamo lasciar perdere?»
«Ledy, non sapevo neanche se ci saremmo più rivisti…»
«Che stai dicendo? Hai sempre saputo di poter tornare» lo zittò lei incrociando le braccia.
Eist sospirò, scuotendo il capo. «Duvor non aveva detto al padre della mia missione.»
«E tu hai accettato?» chiese incredula. «Cioè tu hai seriamente rischiato di essere ammazzato da Kirian Dou quando sei andato nel Mare, anche se andavi ad infiltrarti?»
«Non è un grande piano» concordò Jets.
«Non ti ho mentito quando ti ho detto che lo facevo per Kiria.»
Ledialle chinò lo sguardo, come ogni volta in cui la nominavano, poi lo abbracciò e lo strinse con forza. «Potevi comunque non provare a trovarmi qualcun altro. Senza offesa, Jets.»
«Sono d’accordo con te, tranquilla.»
Eist posò la fronte contro la sua. «Smettiamo di parlarne.»
«Quanto tempo hai?»
«Dovrei già essermene andato.»
Lei sospirò e si allontanò di qualche passo. «Quanto ci vuole ancora?»
«Non lo so.»
«Ho perso i contatti anche con Zelka» commentò Kaleido quella mattina, quando tutte le sue guardie furono arrivate.
Eist alzò gli occhi verso il soffitto. Zelka era uno degli ultimi nomi che aveva consegnato a Duvor. Era infiltrato nella Foresta da quasi dieci anni, aveva scoperto, sotto falso nome. Ogni volta si stupiva di quanto fosse brava Ledialle a rintracciare qualcuno.
Kaleido girò intorno alle sue guardie, meditabonda, furiosa. Il suo piano di conquistare la Foresta e il Deserto era andato in frantumi nel giro di pochi anni e aveva preso un’accelerata spaventosa negli ultimi mesi.
Era diventata paranoica, erano sempre meno quelli che potevano avvicinarsi a lei e aveva fatto giustiziare parecchi spiriti nella speranza di trovare il traditore. Grazie al suo invaghimento, lui era l’unico che si era sempre salvato dai suoi dubbi.
Però quel giorno la regina squadrò anche lui da capo a piedi nella speranza di cogliere un segno di debolezza. Capì di non essere più al sicuro.
Tornò nel suo alloggio dopo quell’ispezione, prese la sua sacca, raccolse i pochissimi oggetti che aveva sparso lì dentro e prese la sua barchetta.
Sarebbe stato sospetto andare via durante la notte, così finse di andare a svolgere i suoi incarichi. Nessuno lo fermò, nessuno lo seguì.
Arrivò al confine con la Foresta, in un punto non pattugliato che aveva individuato poco dopo essere arrivato lì. Non c’era nessuno neanche quel giorno. Almeno dalla parte del Mare.
Vide Silstora dall’altra parte.
Avrebbe potuto correrle accanto senza neanche farsi vedere da lei, ma non voleva semplicemente sgattaiolare nella Foresta.
Le andò davanti restando attentamente nel Mare. Silstora si alzò, strinse le sue spade e gli andò davanti, scontrosa. «Che fai? Senti la mancanza degli alberi?»
«Dì a Duvor che non posso più restare qui.»
La guardia restò ferma, smarrita.
«Muoviti. Torna al castello e dì che non sono più al sicuro.»
Silstora storse il naso, poi afferrò la collana e gliela mostrò. «Se parlassi con il re?»
«Va bene, ma sbrigati.»
Restò in silenzio per un po’, studiandolo a più riprese, continuando a guardare dietro di lui per controllare che fosse da solo. Alla fine, lasciò ricadere la collana. «Sta per arrivare la tua scorta.»
«Non ho bisogno di…»
«Non me ne frega nulla. Resta lì e non superare il confine.»
Restò spiazzato, ma si rassegnò a sedersi, incrociando le gambe.
Dovette aspettare tutto il giorno e, finalmente, al tramonto, arrivarono Kirian Dou e Ledialle.
«Puoi passare» affermò Kirian, sforzandosi di non mostrare la sua stanchezza.
Non osava neanche immaginare il ritmo che doveva avergli imposto Ledialle. Persino lei sembrava provata.
Si alzò, fece per camminare, ma si sentì afferrare la caviglia.
Ledialle fece per scattare, ma prontamente Kirian la bloccò, restando con gli occhi fissi sul terreno sotto il suo piede.
Eist imprecò a denti stretti mentre l’ombra di Kaleido si formava accanto a lui.
«Proprio tu?»
Provò a liberarsi, ma il piede sprofondò ancora di più nel terreno.
«Fa’ qualcosa» sbottò Ledialle guardando Kirian, ma lui si limitò a scuotere il capo e ricordarle che non poteva interferire.
«Perché l’ha lasciato di lì il re?» chiese lei con rabbia, furiosa perché non sapeva come poterlo aiutare.
Eist sfoderò la spada e la piantò nel terreno sotto di sé. Sentì un grido, riuscì a scattare verso la Foresta, ma di nuovo lo catturò. Ledialle si mise esattamente sul confine, pronta ad afferrarlo.
Sapeva che, oltre a controllare il terreno, Kaleido non poteva fare altro, ma liberarsi dal suo controllo gli era sempre più difficile e riusciva a prenderlo sempre prima. Arrivò di fronte al volto di Ledialle, quasi in lacrime per la frustrazione.
Si sentì piegare e si ritrovò inginocchiato a terra.
«Non te ne andrai mai, Eist. Ti riporterò al castello e sarai mio prigioniero.»
«Ti piacerebbe» sbottò Ledialle.
Silstora rise incontrollata ed Eist approfittò del momento di smarrimento di Kaleido per fare un altro passo. Non era abituata ad essere derisa o contraddetta.
Eist trafisse di nuovo l’ombra, ma di nuovo fu fermato.
Ledialle si inginocchiò, per essere alla sua altezza. «Impegnati.»
Le sorrise. Posò la fronte contro la sua. «Ciao, amore.»
Kaleido emise un grido acuto e subito Ledialle lo afferrò per tirarlo dentro il confine.
Kirian Dou storse il naso. «Non dovevi interferire.»
«Gli ho solo dato una mano, ce l’avrebbe fatta comunque» si difese lei mentre si rialzava.
Eist l’abbracciò, poi si voltò verso Kaleido. Si soffermò appena sulla sua ombra, guardò il mare. Si chiese se ne avrebbe mai sentito la mancanza.
«Andiamo a casa.»

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