L’alba dei Protettori

Dovettero attendere fino alla fine delle lezioni prima che le Protettrici li seguissero. Dissero che avevano un esame importante e Sen quasi perse le staffe, incredulo che stessero mettendo qualcosa davanti alla salvezza dei loro mondi. 

Fu Jacqueline a farlo calmare afferrandogli la mano e trattenendolo con fermezza. «Un paio d’ore non cambieranno nulla.» 

Così, lui si arrese. Andarono al parco ad aspettare, incapaci di restare rinchiusi in casa. Il parco era avvolto da un’atmosfera serena, con il fruscio delle foglie e il canto degli uccelli che creavano una melodia rassicurante. Sen lo percorse più e più volte, nervoso, agitato, mentre Jacqueline osservava l’acqua muoversi pigramente nella fontana. Sen scattò come una molla quando rintoccò la campana delle due e partì rapido verso casa di Pauline. 

Arrivarono insieme alle Protettrici e lui saltò nel pozzo senza neanche salutarle. 

«È felice di riabbracciare Liu» spiegò Jacqueline sorridendo, provando a spiegare il suo comportamento. 

Mariah corrugò la fronte. «Sono amici?» 

«Oh, di più.» 

Quando furono nel palazzo dell’Erede, Sen era già davanti a lei, in attesa. Le fissò spazientito e non permise all’Erede di salutarle in alcun modo enfatico, subito fece per aprire il portale, ma l’Erede lo bloccò posandogli una mano sulla spalla. 

Indicò il pavimento e le pietre divennero uno specchio. C’erano delle fiere tutte intorno alle statue di Liu e Cecil, come se le stessero sorvegliando. 

Sen batté il piede a terra con rabbia e una vampata di fiamme guizzò libera. Jacqueline chiuse gli occhi. 

«Che facciamo?» 

«Possiamo apparire da quell’esserino» propose Leslie con voce debole. 

Jacqueline annuì, rivolgendo lo sguardo a Sen. «Che dici?» 

Sen respirò profondamente, cercando di calmarsi. Le fiamme che lo circondavano si spensero lentamente mentre raccoglieva i pensieri. «E poi? Come li raggiungiamo?» 

«Forse i sotterranei del castello sono ancora agibili. C’era un ingresso vicino casa di Quibi.» 

Sen sospirò, accettò quel piano e fece apparire una lancia, che strinse saldamente. «Ci sono.» 

Evocò lui stesso il portale e in un istante furono da Quibi. Lo trovarono nel soggiorno. Si spaventò quando li vide apparire dal nulla, scattò in piedi facendo cadere la sedia e fece per correre verso la piccola ascia appesa alla parete. Si fermò però quando realizzò che fossero loro, corse verso Sen per abbracciarlo e pianse di gioia. 

«Protettore, siete salvo!» 

Sen gli diede qualche sbrigativa pacca sulla spalla, poi puntò lo sguardo verso la porta. «Hai novità sul corpo di Dal?» 

Quibi scosse il capo e Sen sospirò pesantemente. «Muovetevi, voi Quetz. Quibi, dobbiamo raggiungere gli altri, sai se i sotterranei del castello sono ancora utilizzabili?» 

Il Quetz batté le mani entusiasta, poi lo afferrò per una manica e lo trascinò verso una delle stanze deposito. Mise tutto all’aria, spostò i mobili e fece per spostare anche una grossa scaffalatura piena di sacchi, invano. 

Era una scena comica, Jacqueline dovette voltarsi per nascondere la risata, mentre il piccolo Quetz si affannava a spingere un mobile grande tre volte lui e pesante almeno dieci. Intervenne Pauline in suo aiuto, usando il vento per spostarlo. 

Scoprirono così dell’esistenza di una botola. 

«Dove va?» chiese Sen confuso. 

Quibi l’aprì e, con orgoglio, urlò che li avrebbe portati direttamente ai sotterranei del castello. 

«E tu perché hai questa in casa?» volle allora sapere, sospettoso, incerto. 

Quibi arrossì prepotentemente e si chiuse nel silenzio. Jacqueline spinse Sen verso la botola commentando che non avevano tempo per conoscere i suoi traffici o sapere che cosa avesse rubato in tutti quegli anni. 

Si avventurarono quindi lungo il passaggio, seguendo l’unico corridoio possibile. Era buio lì sotto, il freddo sembrava penetrare fin nelle ossa di Mariah, che si avvolse nel suo mantello nel tentativo di trattenere un po’ di calore. Si massaggiava le braccia, cercando di scacciare il brivido che le correva lungo la schiena. Accanto a lei, Sen stringeva l’asta della lancia con forza, il volto teso in una maschera di determinazione. Sottovoce gli chiese se là sotto qualcuno potesse sentirli. 

«Non penso, ma è meglio non rischiare» rispose lui prima di lanciare un’occhiata a Jacqueline. «Inizi a riconoscere qualcosa?» 

Lei prese a guardarsi intorno cercando un qualunque punto di riferimento. Aveva passato parecchio tempo nei sotterranei del castello da bambina: li sceglieva sempre come nascondiglio quando giocava con Dal o quando voleva nascondere qualcosa di interessante che trovava. 

Ma lì non c’era nulla. Il corridoio era liscio, le pareti erano perfettamente scavate, senza nessun segno distintivo. 

Arrivarono ad un bivio e Jacqueline si aprì in un sorriso vedendo una nicchia di fronte a loro. Vi andò per accarezzare la pietra e quasi le venne da piangere. C’era una scritta incisa da Dal, la promessa di non lasciarla mai da sola. Ricordava ancora il giorno in cui l’aveva fatta, quando, da bambina, era stata presa in giro dai suoi coetanei perché orfana. Quella promessa risuonò nel suo cuore, riportandola indietro nel tempo con una dolce malinconia. 

Premette la pietra e una luce blu nacque dal nulla, disegnando una calla, simbolo di un legame duraturo. Jacqueline sentì le lacrime premere agli occhi, commossa, era come se Dal fosse ancora lì con lei, a guidarla attraverso le tenebre dei sotterranei. 

Sen sospirò di sollievo. «Siamo sotto al castello quindi? Ti sei ritrovata?» 

Jacqueline si voltò sorridendo commossa. «Ci siamo quasi.» Indicò a destra. «Di là ci sono i giardini. Come facciamo con quelle bestie?» 

Sen lanciò un’occhiata a Leslie e Cassidy. «Ve la sentite di distrarle? Ci servono pochi minuti, ma dobbiamo essere di fronte alle statue.» 

Cassidy si guardò nervosamente i piedi. Jacqueline le aveva addestrate in quei mesi, ma un conto era provare a muovere delle piante nel giardino di Pauline, un altro affrontare delle creature che avevano messo in difficoltà persino lei. 

Leslie le strinse un braccio come a darle forza e Cassidy si rassegnò all’evidenza: lei e Leslie erano le uniche che non servivano in quel momento, le uniche che potevano distrarre quelle creature. 

Annuì e Sen riprese a camminare. Arrivarono davanti all’uscita nei giardini, si nascosero dietro la porta mezza sfasciata e studiarono la situazione. 

C’erano quattro fiere, tutte addormentate. Gli davano le spalle, con il volto rivolto verso le statue. 

«Le faccio allontanare da lì e voi uscite fuori per distrarle. Non fatevi prendere, scappate e basta» affermò Sen risoluto, con gli occhi puntati su Liu. 

Jacqueline tolse la benda che nascondeva la goccia per prepararsi al meglio. «Quando avremo fatto, veniamo ad aiutarvi.» 

Le Protettrici non ebbero tempo di confermare di essere pronte. Il terreno vibrò e un geyser esplose accanto ad una delle creature. Sobbalzarono tutte e quattro, scattarono in piedi e si guardarono allarmate intorno. Ci furono altri geyser che le spinsero lontano, le rincorsero. 

Leslie e Cassidy partirono all’inseguimento per tenerle lontane, mentre gli altri si avvicinarono alle statue. 

Jacqueline tese il braccio davanti a sé e Mariah, Pauline e Sen le misero le mani sulle spalle. Chiusero tutti gli occhi mentre si concentravano e richiamavano i loro poteri. Sen e Jacqueline spinsero la magia delle ragazze dentro la goccia, capendo che non sapevano come canalizzarla in un unico punto. Ci misero un po’, perché non era il loro elemento. 

Nel frattempo, Leslie e Cassidy continuavano a lanciare incantesimi alle creature e a scappare per tenerle impegnate. Sapevano di non poter ingaggiare una vera lotta e usarono tutta la loro astuzia per continuare a sfuggire e infastidirle, così che non si accorgessero di che cosa stesse accadendo. 

Jacqueline prese un respiro profondo quando sentì tutti i poteri convogliare in lei. Le vibrava il braccio, sentiva di star perdendo il controllo e allora si aiutò con l’altro, tenne la mano salda e ferma davanti a Liu e Cecil. 

Chiuse gli occhi per concentrarsi e poi, all’improvviso, si ritrovò privata di ogni forza. 

Cadde all’indietro, la sostennero Mariah e Pauline, spaventate, che subito le chiesero come stesse. 

Jacqueline si tenne la testa tra le mani. Le girava tutto, ogni suono appariva ovattato, ma lentamente riprese coscienza di sé e si ritrovò a sorridere sentendo una risata inconfondibile. 

Aprì gli occhi e pianse vedendo Liu e Sen che si abbracciavano. 

Cecil le si inginocchiò accanto per aiutarla a rialzarsi. «Tutto bene, Jackie?» 

Jacqueline l’abbracciò con forza. «Mi sei mancata.» 

Cecil si voltò in direzione di Leslie e Cassidy. «Dobbiamo aiutare loro, vero?» Si girò poi verso Liu. «Che dici? Facciamo qualcosa?» 

Liu rise divertito. «Praticamente non ho magia, ma va bene. Che avevi in mente?» 

«Pioggia» rispose semplicemente Cecil prima di sparire. 

Liu chiuse gli occhi, unì le mani davanti a sé come se stesse pregando e improvvisamente delle nuvole si addensarono sopra Maskalia. Arrivò prima un tuono, poi caddero delle gocce e poi ci fu un acquazzone. Si alzò il vento, che prese ad ululare per tutti i giardini. 

Le creature oscure si bloccarono, smisero di inseguire Leslie e Cassidy. Si guardavano intorno annusando l’aria, in attesa, percependo che stava per accadere qualcosa. All’improvviso cadde un fulmine, prendendone una in pieno. 

Le altre tre scattarono, presero a correre impazzite da tutte le parti, mentre i fulmini le inseguivano. 

L’acqua iniziò a creare delle pozzanghere e da quelle si levarono delle creature informi, che si mossero e attaccarono le creature, inglobandole. I fulmini le attraversarono e restò solo dell’acqua sporca nei giardini, che presto venne assorbita dalla terra e scomparve. 

Ritornò il sole, Cecil riapparve accanto a Jacqueline e Liu aprì gli occhi. 

«Sono distrutto» commentò lui con un sospiro. 

Sen lo abbracciò. «Sei stato incredibile.» 

 Liu scoppiò a ridere. «Wow, serviva restare lontani per un po’ per avere dell’affetto da te?» 

Sen lo baciò per zittirlo, mentre Jacqueline si asciugava le lacrime. «Andiamo, dobbiamo aggiornarvi su un po’ di cose.» 


Dopo aver finito di aggiornare Liu e Cecil, calò un silenzio surreale. Liu si alzò, fece qualche passo per l’appartamento e infine si fermò. 

«Bella casa» commentò distrattamente. «Ne ho sempre voluta una così.» 

Cecil incrociò le braccia, sbuffò e lo raggiunse. «Tutto qui?» 

«E che vuoi che dica? Stiamo aspettando informazioni dai Quetz! Almeno stiamo in un bel posto.» 

Jacqueline sospirò. «Hai altre idee?» 

«No, decisamente no. C’è il mare in questo mondo?» si informò voltandosi verso di lei. 

«C’è» confermò Sen prima di alzarsi. «Ti ci porto?» 

«Dovremmo recuperare le forze» commentò Cecil scuotendo il capo. 

Liu storse il naso, poi si ritrovò ad annuire. «Hai ragione, sono a un passo dallo svenimento. È che mi sembra assurdo… Noi abbiamo perso e Dal non ha lasciato assolutamente nulla per farci capire che fare?» 

«Ti ricordi che è stato ucciso?» chiese Sen incerto. 

Liu spalancò le braccia. «E allora? Ha fatto una profezia! Chissà che cavolo ha detto, non lo stavo ascoltando…» 

«Io sì» affermò Cecil arcuando un sopracciglio, squadrandoli poi tutti. «Davvero non l’avete ascoltato?» 

Jacqueline alzò la testa verso il soffitto, trattenendo la risposta inviperita in cui le ricordava che aveva assistito alla morte della persona che amava. «Che ha detto?» 

«Tra le nebbie del tempo, nell’aurora del futuro, rinascerete. Il vostro destino è intrecciato con il destino del mondo, e la goccia è il cuore. Proteggetela, custoditela, finché non ritroverete il mio spirito disperso nei meandri del cosmo. Solo allora potrete compiere il vostro vero viaggio, risvegliare le antiche energie e salvare il tessuto dell’esistenza» citò Cecil. 

Tutti si ritrovarono a sgranare gli occhi. 

«Cosa?» domandò incredulo Liu. 

«Ripeti la parte dello spirito» insisté Jacqueline. 

«Finché non ritroverete il mio spirito disperso nei meandri del cosmo» eseguì Cecil con voce flebile, per poi fissarli stranita. «Ragazzi, Kerevash non può vivere senza Dal, lo sapete.» 

Sen sbuffò spazientito. «La conosciamo tutti la teoria, però sono passati secoli e Kerevash…» 

«Sta morendo» lo interruppe Jacqueline. «Ha ragione Cecil… e ha senso, come abbiamo fatto a non pensarci prima?» 

«Forse perché parlavamo di James» commentò Sen sottovoce. 

Jacqueline lo fissò incredula, mentre Liu si voltò verso l’altro. «Chi è James?» 

Sen scrollò le spalle. «Ti racconto dopo.» 

Cecil pestò un piede a terra indispettita. «Voglio saperlo anch’io!» 

«Come facciamo a trovare Dal?» chiese Jacqueline, mentre si sforzava di non arrossire. 

Liu però la conosceva bene, la guardò e si aprì in un sorriso dolce. «Quindi non sei stata sola finora, Jackie. Immagino sia speciale questo James… l’hai conosciuto?» chiese rivolgendosi a Sen. 

Lui annuì prima di scrollare le spalle. «È un casino la situazione per Jackie.» 

«Sì, immagino» commentò Liu. Tornò da lei per abbracciarla. «Va tutto bene, Jackie. Nessuno di noi ti giudicherà mai se vorrai superare Dal.» 

«Anche perché stare col tuo capo è strano» commentò Cecil storcendo il naso. 

Jacqueline scoppiò a ridere, ma le lacrime non tardarono ad arrivare. Era grata di riavere i suoi amici nella sua vita. Era grata di poterli stringere di nuovo, di parlare con loro, di ridere con loro. Si sentì di nuovo a casa e il vuoto lasciato da James le sembrò meno straziante di quella mattina. 


Quel giorno su Kerevash i fiumi, in secca da quasi un anno, ripresero a cantare. Sgorgarono impetuosi, invasero i campi, esondarono dagli argini, ma nessuno se ne lamentò. La gente scese in strada piangendo, mentre le fontane decorative, spente da decenni, ripresero a zampillare felici. 

Gli uccelli lasciarono i loro nascondigli per farsi il bagno, festanti, anche loro increduli. Anche gli altri animali si rifocillarono nelle foreste, mettendo da parte la caccia. 

Le piante e gli alberi cantarono con i fiumi, finalmente sanate, finalmente felici. 

Liu riaprì gli occhi e sorrise osservando il mondo che si risvegliava dal grigiore imposto da Sobek. 

Gli altri Protettori gli avevano vietato di tornare su Kerevash, per paura che potesse essere scoperto, ma c’era una cosa che aveva imparato da quando era diventato Protettore: non nascondersi. 

Era un reietto prima che lo trovasse Dal, costretto a rubare per sopravvivere e a nascondersi nelle fogne a mangiare torsoli di mele marci e pezzi di pane ammuffiti. Era stato abbandonato dai suoi genitori perché ibrido: un incrocio tra un Gherdal e un Hydran. I Gherdal erano la specie più presente su Kerevash; gli Hydran erano considerati instabili e pericolosi. 

Lui aveva l’aspetto di un Gherdal, ma con le macchie iridescenti degli Hydran a segnargli il corpo. Le nascondeva quando andava in città, ma spesso veniva riconosciuto. Lo tradivano i suoi occhi blu che subito attiravano l’attenzione. 

Aveva vissuto da solo fino a quando Dal non l’aveva trovato e l’aveva accompagnato dagli altri Protettori. Era stato l’ultimo ad essere trovato. Enorme era stato il sospetto da parte loro all’inizio, contaminati dalle voci sugli Hydran. 

All’inizio anche con loro si era nascosto, ma Dal, con la sua calma, gli aveva fatto accettare la sua natura. Da allora ostentava le sue macchie, la sua diversità, il suo potere e la gente aveva imparato ad amarlo così come amava gli altri. 

Liu si alzò mentre gli nasceva un sorriso sul volto, incapace di staccare gli occhi dal suo mondo che finalmente cantava di nuovo. 

«Ti avevo detto di non venire.» 

Sobbalzò, si voltò di scatto e restò immobile a fissare Sen. Poi scrollò le spalle, gli indicò la foresta davanti a loro e sorrise. «Non lo trovi bellissimo?» 

«Potrebbero trovarti. È così che hanno quasi preso Jackie» commentò lui preoccupato. 

Liu scosse il capo, alzò il volto verso le nuvole che si stavano addensando. «I miei poteri sono diversi dai vostri. Sto solo risvegliando il mio elemento.» 

Sen decise di lasciar perdere, perché sapeva bene quanto fosse testardo Liu. Lo affiancò e gli mise un braccio intorno al fianco. «Torniamo indietro?» 

«Non mi piace la Terra. Lì l’acqua non canta.» 

Sen sospirò, poi costrinse l’altro a voltarsi e posò la fronte contro la sua. «Devi avere pazienza, Liu.» 

«Non è la mia dote migliore.» Liu abbassò lo sguardo, lasciando emergere i suoi pensieri. «La mia vita non è stata facile. Ero un rinnegato. Ho dovuto imparare a nascondere chi ero, a lottare ogni giorno per sopravvivere. E quando Dal mi ha trovato, ho temuto di non essere all’altezza. Ma lui mi ha insegnato a non nascondermi più. Ora sento di dover proteggere il nostro mondo, non solo per me, ma per tutti coloro che come me hanno vissuto nell’ombra.» 

Sen guardò Liu con dolcezza, stringendolo leggermente. «Non sei solo, Liu. Siamo qui insieme, e affronteremo tutto ciò che verrà. Ora andiamo. Dobbiamo capire come trovare lo spirito di Dal.» 

«Non è in un altro mondo che ce la faremo.» 

Gli spostò i capelli scuri dagli occhi. «Non abbiamo alternative. Hai visto quanto sia potente Sobek, non possiamo rischiare che ci sconfigga un’altra volta.» 

Liu sospirò, si allontanò di un passo e prese a guardarsi intorno. «Amo il nostro mondo.» 

Sen restò in silenzio, prese a guardarsi intorno e Liu lo guardò incuriosito, con un accenno di malizia negli occhi. 

«A che pensi?» 

«Nulla» rispose Sen fermo prima di voltarsi. 

Liu rise. «Riconosco quella faccia. Dai, a che pensavi?» 

Sen restò in silenzio per un po’, poi, con voce flebile, sussurrò: «Capisco quello che provi». 

«E da quando?» lo stuzzicò Liu andandogli accanto. 

«Da quando stiamo insieme» ammise Sen prima di aprire un portale. «Andiamo, muoviti.» 


Avevano passato due giorni ad unire i propri poteri per provare a percepire lo spirito di Dal, ma non avevano ottenuto assolutamente nulla. Ci avevano provato su Kerevash, nel palazzo dell’Erede, ma non era cambiato nulla. 

In realtà, non sapevano neanche come fare a rintracciare uno spirito. Cecil era andata in quella che era stata la sua casa, sperando di trovare qualcuno dei talismani che la sua famiglia da generazioni si tramandava, ma molti erano andati persi nei secoli. 

Aveva provato ad evocare il potere degli spiriti, come faceva ogni volta che aveva un problema, ma neanche loro erano riusciti a trovare Dal. 

L’Erede aveva annunciato che li avrebbe aiutati, ma nessuno di loro si fidava davvero delle sue parole, visto che fino a quel momento non era riuscita a fare nulla. 

Erano a corto di idee e demoralizzati, perché non sapevano più che cosa provare. 

Liu si alzò di scatto annunciando che voleva vedere il mare di quel mondo e li costrinse ad andarci. 

Era una giornata calda, si iniziava a percepire la forza del sole estivo, ma comunque erano pochi quelli in acqua. La maggior parte delle persone era al bar, intente a godersi la brezza pomeridiana. 

Liu puntò verso la riva, togliendosi la maglietta e spalancando entusiasta le braccia. 

«Perché deve sempre essere un esibizionista?» commentò Sen divertito, mentre con calma lo raggiungeva. 

Jacqueline rise. «Ti piace anche per questo.» 

Liu si voltò verso di loro. «Facciamo un bagno?» Entrambi scossero il capo e Liu sbuffò spazientito. «Non ci sono per qualche mese e voi diventate noiosi.» 

Sen sospirò mentre si sedeva sulla sabbia. «Non mi convincerai a tuffarmi con te.» 

Liu storse il naso, poi puntò lo sguardo su Jacqueline. «So che ti piace. Vieni con me.» 

Lei scosse il capo, sedendosi accanto a Sen. «Ti aspettiamo qui.» 

Liu la costrinse ad alzarsi. «Tu vieni con me e ti fai passare quel muso. Ti stanno venendo le rughe, sappilo.» 

Sen scoppiò a ridere, mentre Jacqueline lo guardava incredula. «Non è vero!» 

«Lo è, tesoro. Forza, muoviti. Spogliati e seguimi.» 

«Non ce l’ho nemmeno il costume, Liu.» 

Lui arcuò un sopracciglio. «Questo non ci ha mai fermati.» 

Jacqueline scosse il capo, commentò che lì era ben diverso da Kerevash, farfugliò che quella spiaggia era affollata e poi si bloccò, guardando verso sinistra. 

Sen seguì il suo sguardo, intuendo cosa stesse guardando, e sospirò. «Liu, quello è James.» 

Immediatamente anche Liu si voltò. James stava studiando su un telo, non sembrava essersi accorto di loro. 

Jacqueline fece per tornare indietro, verso la fermata del pullman, ma si bloccò quando Liu disse: «Oh, finalmente lo conosco!». 

Liu partì alla volta di James, mentre Jacqueline restò lì imbambolata a guardarlo. Chinò il capo verso Sen. «Era serio?» 

«Lo conosci» commentò Sen sorridendo divertito. 

Jacqueline prese quindi a seguirlo e a sibilargli di tornare indietro e di non fare scemenze. Liu la ignorò. Si inginocchiò di fronte a James allungandogli la mano. «Liu, piacere!» affermò con voce squillante. 

James lo scrutò stranito, si tolse le cuffie e notò Jacqueline che si fermava accanto a loro, rossa in volto. 

«James, scusa, Liu è un…» 

«James, piacere» si presentò lui stringendo la mano di Liu, sorridendo. «C’è anche la tua amica Cecil?» 

«Sì, siamo qui in vacanza» confermò Liu sorridendo. «Ora è al bar, sta cercando qualcosa da bere. Ci metterà una vita.» 

Jacqueline gli mise una mano sulla spalla. «Dai, muoviti, andiamo.» 

«Perché? Finalmente lo conosco! Di solito ti piacciono persone che piacciono anche a me!» 

James rise per la sua sincerità, mentre Sen si piantò accanto a Liu. «Scusa?» 

Liu lo guardò sorpreso. «Non pensavo mi avresti seguito anche tu.» 

Sen scosse il capo, poi fece un cenno a James come saluto. «Lo lasciamo studiare in pace ora? Dai, vieni via.» 

«Oh, ma non sta davvero studiando» commentò Liu chiudendogli i libri. «Allora…» 

Jacqueline lo afferrò per un braccio per farlo alzare, mentre James sorrideva divertito per la piega inaspettata che aveva preso quel pomeriggio. 

«Liu, sei davvero un cretino. Vieni via.» 

«No, ha ragione, tranquilla, non stavo studiando» affermò James. «Ero qui ad ascoltare musica più che altro.» 

Jacqueline si morse il labbro mentre lo guardava. Liu le mise un braccio intorno alle spalle e la costrinse a sedersi. «È da un mese che mi parla di te, mi sembra quasi di conoscerti.» 

Sen scosse il capo, commentò che raggiungeva Cecil al bar e Jacqueline gli chiese di portarle una birra. «Perché devi sempre fare lo scemo?» chiese poi stizzita a Liu. 

Lui la baciò sulla guancia. «Perché sei davvero noiosa ultimamente.» 

James le sorrise in modo dolce. «Non sai che fare senza di me?» 

Jacqueline sospirò. «Dovevo andare anch’io al bar, mi sa.» 

«Non te l’avrei permesso. Perché non gli dai una possibilità? Mi sembra un bravo ragazzo» commentò Liu mentre analizzava James. 

Lei lo fissò incerta. «Che stai facendo?» 

«Niente, Jackie, provo a scuoterti» rispose Liu prima di guardare James. «Scusa se sono invadente, ma, per farla andare avanti, bisogna farla arrabbiare.» 

James sorrise. «Ti ringrazio per il tentativo. Allora, quanto state?» 

«Oh, spero poco» rispose Liu sincero prima di alzarsi. «Jackie, vado a farmi un bagno, lascio a te i vestiti.» 

Non le diede neanche modo di ribattere, si tolse i pantaloni e andò a tuffarsi in acqua. Lei lanciò i vestiti in malo modo sulla sabbia e si voltò verso James. 

Sentì un tuffo al cuore quando l’accolse il suo sorriso. Pensò che fosse bellissimo e le venne quasi da piangere per la felicità che scorgeva in lui. 

«Come stai?» le chiese dolcemente. 

Lei chinò il capo, poi sospirò. «Immagino che tu l’abbia capito dalle parole di Liu.» 

James le prese le mani e le strinse fra le sue. «Sei bellissima.» 

Sussultò e alzò lo sguardo. «Tu come stai?» 

«Mi distraggo studiando» commentò lui lanciando appena un’occhiata ai libri. «Non ci ho mai messo così tanto a dimenticare qualcuno.» 

Si morse il labbro. «Vuoi dimenticarmi?» 

James si sporse per baciarla sulla guancia e si allontanò appena, accarezzandole il volto. «Mai.» Tornò indietro, guardando verso il mare. «Mi manchi.» 

«Anche tu…» 

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.