Ritrovarsi
Pauline si svegliò di soprassalto, in un bagno di sudore. Il caldo era arrivato all’improvviso da qualche settimana e non aveva più dato tregua. A nulla serviva il ventilatore acceso tutto il giorno. Ogni respiro era un’oppressione e persino la leggera brezza mattutina sembrava una carezza afosa.
Si rassegnò ad alzarsi, notando che il cielo era già azzurro, un vasto mantello senza nuvole che prometteva una giornata bollente. Lanciò un’occhiata all’orologio, giusto per sapere che ore fossero, e sospirò scoprendo che fossero appena le sei del mattino. L’alba era appena svanita, e già il sole batteva implacabile.
Si fece una veloce doccia rinfrescante, l’acqua fredda che scendeva sul suo corpo caldo come una benedizione. Indossò una canotta leggera e dei pantaloncini rosa di tessuto traspirante, cercando un minimo di sollievo dalla pressione del caldo.
Mancava una settimana agli esami e il pensiero delle pagine da studiare le pesava come un macigno sul petto.
Pauline aprì il libro, ma, appena sfiorò le pagine, le arrivò un messaggio di Leslie, che le chiedeva di studiare insieme. Sospirò e decise di accettare, cercando un po’ di conforto nell’affetto delle amiche.
Andò quindi in cucina per chiedere alla madre il permesso di far venire le altre e andò in giardino a preparare il tavolo sotto il gazebo avvolto dalle rampicanti.
Si trovava vicino al pozzo, in un angolo fresco e in un punto non visibile per i vicini. Spesso d’estate si ritrovavano lì a passare i loro pomeriggi, soprattutto quando la taverna di Cassidy era occupata dalla governante Laudrey che cercava refrigerio. Era un angolo rilassante, grazie anche ai profumi delle ortensie che crescevano lì accanto.
Le amiche la raggiunsero dopo una ventina di minuti e subito chiesero da bere, perché quella mattina era già torrida.
«Dovremmo andare in spiaggia», commentò Mariah con un sospiro. «Almeno lì c’è vento.»
«Come pensi di concentrarti con tutti quelli che fanno il bagno?» chiese stizzita Cassidy.
Leslie sospirò pesantemente. «Quentin e gli altri sono lì…»
Pauline si morse il labbro. «Anche James?» chiese in un soffio.
Ormai James si faceva vedere solo alle serate in cui suonavano i Vulcan, anche lui sommerso dai libri e dagli esami. Aveva provato a farsi passare l’infatuazione per lui, ma, da quando l’aveva visto interagire con Jacqueline, in realtà, ne era rimasta ancora più affascinata.
«Non ti passa questa cotta, eh?» chiese Mariah con aria maliziosa.
«E a te quella per Sen?» la rimbeccò Pauline con una smorfia.
Leslie decise di intromettersi per interrompere quel litigio inutile. «C’è anche James, sì. Ragazze, io non so quanto riesco a concentrarmi oggi, sono stravolta…»
«L’allenamento notturno non aiuta», concordò Cassidy incrociando le braccia.
Era da qualche settimana che i Protettori le aiutavano a comprendere e sviluppare i loro poteri. Jacqueline aveva insegnato a tutte loro delle tecniche base di difesa; Sen era passato a quelle di attacco e poi, con Liu e Cecil, avevano deciso di dividersi. Ognuno addestrava la propria controparte sulla Terra nell’uso della magia.
Era emozionante scoprire che cosa potessero davvero fare e anche avere un mentore per la prima volta da quando erano Protettrici, ma, per colpa del caldo e degli esami, potevano farlo solo di notte. Ed erano letteralmente distrutte.
«Va bene, raggiungiamo Quentin», commentò Mariah chiudendo i libri con un sonoro tonfo.
Presero dei costumi in prestito da Pauline e andarono in spiaggia, tutte pregustando il sole che accarezzava la pelle e la calma delle onde.
Arrivarono presto, non c’erano ancora molte persone e ne approfittarono per farsi un bagno rilassante, in pace, senza doversi continuamente spostare per non finire addosso a qualcuno.
Fu rigenerante quella mezz’ora che passarono in acqua. Dimenticarono tutti i loro problemi: gli esami, l’Erede, Kerevash, i ragazzi.
Però, la realtà le riportò a sé quando Leslie notò Quentin a riva che si sbracciava per richiamarla. Scattò euforica verso di lui, nuotando agilmente per raggiungerlo il più in fretta possibile.
Cassidy sospirò melodrammatica. «Guardatela come corre da lui!»
Mariah ammiccò divertita. «Non è mai stata così veloce in acqua come oggi.»
Tornarono anche loro a riva, dove sistemarono i loro asciugamani vicino a quelli di Darcy e James. Loro stavano giocando a carte, un gioco popolare in quegli anni con tre regole, il genere che andava molto per quelle giornate di relax totale.
Si unirono anche loro, mentre Leslie e Quentin andarono al bar a prendere qualcosa, una scusa per stare da soli.
Si erano messi ufficialmente insieme all’inizio della primavera, quando Quentin si era deciso. Avevano aspettato così tanto perché lui era tormentato dai dubbi sulle loro differenze di età e, soprattutto, per il fatto che Leslie aveva scelto un’università in un’altra città. Non era lontana, ma comunque con i mezzi ci metteva un’ora ad arrivarvi e sicuramente sarebbe stato complicato incrociare i loro orari e impegni.
Era stata lei a convincerlo alla fine, con perseveranza, sanando ogni possibile problema con una rassicurazione.
Darcy li osservò e si lasciò sfuggire un sorriso. «Com’è carino Quentin innamorato!»
«Guarda, le sta addirittura offrendo il frappé», commentò James con aria maliziosa, visto che Quentin era notoriamente taccagno.
«A te come va con la tua cotta?» gli chiese Darcy.
James reagì con una smorfia. «Non la sento da un mese, perché?»
«Buongiorno, James!» urlò Liu piazzandosi dietro di lui, battendogli un colpo sulle spalle, facendolo anche spaventare.
James si girò sorpreso. Vide prima solo Liu, che salutò con un cenno, poi i suoi occhi subito corsero oltre di lui, verso la strada e trovarono Jacqueline che camminava dietro a Sen e Cecil, gli occhi piantati a terra, rossa come un pomodoro.
Si alzò e diede una pacca a Liu. «Sei sempre intenzionato a scuoterla?»
«Che credi che abbia fatto in questo mese?» domandò lui ridendo, salutando poi le altre. «Tutto bene, ragazze?» Si sporse poi verso Darcy allungandole la mano. «Liu, piacere.»
«Darcy. Belli i tatuaggi», commentò lei osservando rapita i suoi segni di Hydran.
Liu annuì contento. Una delle poche cose che gli piacesse della Terra era che tutti li ammirassero.
«Sei il ragazzo di Sen, giusto?» chiese Darcy inclinando il capo. «Siete diversissimi.»
Liu rise. «Sì… siamo come l’acqua e il fuoco, vero?»
Pauline scoppiò a ridere, mentre Cassidy roteava gli occhi.
James indicò vicino a loro. «Vi mettete qui?»
«Certo», confermò Liu ammiccando. «Sono a un passo dal farle dimenticare Dal, abbi fede.»
Si ritrovò a sorridere in modo forzato, costringendosi a non sperarci davvero. Era da quasi sei mesi che avevano smesso di frequentarsi. Non realizzava quanto gli mancasse fino a quando non la vedeva e incontrava di nuovo i suoi occhi verdi.
Jacqueline gli si fermò davanti, impacciata, salutò tutti in modo generico e poi puntò lo sguardo spazientita su Liu.
«Facciamo un bagno?» chiese Liu sfilandole il vestito, senza aspettare una sua risposta, e trascinandola in acqua con sé.
James si risedette a giocare a carte, o così avrebbe voluto, perché li raggiunsero anche Leslie e Quentin e quest’ultimo subito gli diede una pacca sulla spalla. «Hai occhio, amico», gli bisbigliò all’orecchio, perché solo lui potesse sentirlo.
James annuì, distratto, mentre la sua mente lo riportava a quelle volte in cui Jacqueline aveva dormito da lui e a quando le aveva rivelato di non riuscire a continuare ad essere suo amico, stretti fra quelle stesse onde.
Si alzò annunciando che andava a fare un giro, portandosi dietro la sua sacca. Si nascose dietro una montagnetta artificiale, creata per rendere più iconica quella spiaggia, e si mise a fumare per cercare di calmarsi.
Quando tornò indietro, Jacqueline era seduta sul suo asciugamano a tamponarsi i lunghi capelli color mogano. La prima cosa che gli venne in mente fu che non sapeva neanche come chiamarla.
Si avvicinò a tutti sorridendo, fingendo che andasse tutto bene, che il suo cuore non stesse urlando straziato perché non poteva baciarla, e valutò velocemente dove sedersi.
Il suo asciugamano era diventato il telo per le carte, cosa che un po’ lo infastidì. Iniziò a sfilarsi la sacca dalla schiena quando arrivò accanto a Darcy, ma notò qualcosa luccicare fra la sabbia. Andò a controllare e trovò un braccialetto d’argento con delle pietre rosse.
Immediatamente lo riconobbe come uno dei tanti di Jacqueline. Capì che non poteva sottrarsi ancora dal parlare con lei. Si voltò per guardarla, non riuscì neanche a trattenere un sospiro e andò da lei, trascinando i piedi nella sabbia.
«È tuo, giusto?» le chiese allungandole il bracciale.
Jacqueline sobbalzò, si guardò il polso e subito lo prese, incredula. «Grazie…! Non saprei che avrei fatto senza… grazie, James.»
«Io mi sarei offesa», commentò Cecil osservandola. «C’ho messo un mese per fartelo.»
James si sedette sulla sabbia accanto a Jacqueline. «Fai gioielli?»
«Oh, no, era un passatempo di quando ero adolescente e senza un soldo», rispose Cecil con leggerezza.
Jacqueline si mise in un angolo del telo e fece cenno a James di sedersi sull’altro. Accettò, perché la sabbia era rovente.
«Che strano essersi trovati tutti qui! Se ci avessimo provato, non saremmo mai riusciti a organizzarci!» affermò Quentin sorridendo, guardando Leslie, felice.
James sbuffò. «Eh, che fortuna…!» commentò sottovoce.
Jacqueline inizialmente finse di non sentirlo, poi lo guardò e si girò verso il bar. «Prendiamo qualcosa?»
James pensò solo che lì avrebbe potuto fumare di nuovo e decise di accettare.
Andarono quindi al bar, lasciando il gruppo di amici alle loro chiacchiere e risate sulla spiaggia. Mentre si dirigevano verso il bancone, James si sentì improvvisamente nervoso. Nonostante il caldo afoso, avvertiva un brivido lungo la schiena, un misto di eccitazione e ansia per l’inevitabile conversazione che avrebbe avuto con Jacqueline.
Jacqueline ordinò due frappé al barista, che, sorridendo, si mise al lavoro. Mentre aspettavano, James la osservò con discrezione, ammirando i suoi capelli ancora bagnati e gli occhi che brillavano sotto la luce del sole. Si sentiva come se il tempo si fosse fermato, e solo loro due esistessero in quel momento.
«È una giornata meravigliosa, vero?» disse Jacqueline, rompendo il breve silenzio.
James annuì, cercando di nascondere la propria emozione di fronte a lei. «Sì… anche se a un certo punto devo mettermi a studiare.»
«Quando hai l’esame?» gli chiese senza staccare gli occhi dal barista, incapace di guardare davvero James.
Si sentiva in colpa. Vedeva la sua tristezza, riconosceva la sua malinconia e sapere che era colpa sua la dilaniava.
«Mercoledì… ci sono quasi, solo che con questo caldo faccio un po’ fatica a concentrarmi.»
Jacqueline ricordò che una volta le aveva confidato che il suo appartamento diventava rovente d’estate e spesso studiava nella doccia.
«Ti sei portato il cuscino in bagno?»
James scoppiò a ridere e immediatamente la tensione tra loro si sciolse.
Presero i frappé e andarono a sedersi ad un tavolino poco lontano dall’ingresso. Grazie al tetto di paglia erano riparati dal sole implacabile e potevano godersi il vento fresco che arrivava dal mare.
Sorseggiarono i frullati in silenzio, osservandosi, poi James commentò: «Al bar sotto casa mia sono molto meglio».
Jacqueline sorrise. «Il tuo gusto preferito?»
James scosse il capo. «Un giorno vieni a provarlo.»
Lo guardò sorpresa, incredula che l’avesse proposto. Lui giocherellò con la cannuccia, bevve un sorso e infine la guardò. «Vediamo come va oggi.» Si voltò poi verso gli altri e sbuffò. «Devo recuperare l’asciugamano dopo o mi tocca studiare sulla sabbia.»
«Come fai a studiare sotto questo sole?»
«Venendo qui al bar ogni mezz’ora per bere qualcosa di ghiacciato», rispose lui con sincerità sorridendo. Prese poi il bicchiere in mano e si alzò, facendole segno di seguirlo. «Raggiungiamoli.»
La mattina passò lentamente tra partite a carte e tuffi in acqua per cercare refrigerio. James studiò quasi tutto il tempo, poco distante da loro e con le cuffie nelle orecchie per isolarsi.
Darcy lo richiamò per pranzo, chiedendogli che panino volesse dal bar e lo convinse a prendersi una pausa per mangiare con loro.
James riavvicinò l’asciugamano al gruppo, vicino a quello di Quentin.
«Quanto ti manca?» gli chiese l’amico sbuffando. «Avevi detto che ci mettevi poco.»
James alzò le spalle. «Oggi sono distratto.»
Darcy gli scompigliò i capelli ridendo. «Che carino!»
Liu rise e si sporse verso Jacqueline. «Dovresti davvero dargli una possibilità.»
«Smettila di intrometterti, Liu», lo zittì Jacqueline prima di alzarsi. «Vado a farmi un bagno, me lo prendi tu un panino?»
«Vengo in acqua con te, invece», ribatté lui alzandosi. «Sen, pensa tu a noi.»
Erano quasi a riva quando Liu affermò: «Quando esci con lui?».
Jacqueline si bloccò e si voltò per fronteggiarlo. «Vuoi smetterla? È da un mese che mi stressi.»
Liu scrollò le spalle. «Solo perché non ti decidi.»
«Ok, Liu, sono stanca. Non hai idea di quello che provo.»
«E non mi interessa, Jackie, ma non puoi neanche restare aggrappata al ricordo di Dal per tutta la vita.»
James si voltò verso di loro per guardarli. Subito si accorse della tensione tra loro, così cercò Cecil. «Sono sempre così loro due?»
Lei sospirò. «Ultimamente sì. Probabilmente stanno parlando di te.»
«Puoi fermarli?»
Cecil stralunò gli occhi, scosse il capo e scoppiò a ridere. «Prova a chiedere a Sen. Io sono d’accordo con Liu.»
James tornò a guardare Jacqueline. Da una parte era felice di piacere così tanto ad uno dei suoi amici, d’altro canto non voleva che litigassero per colpa sua. Decise quindi di alzarsi e li raggiunse.
Mise una mano sulla spalla di Liu per richiamarlo, mentre guardava Jacqueline. «Grazie per l’appoggio, Liu, ma lascia stare.»
Liu si fece da parte, baciò sulla guancia l’amica e si tuffò in mare. Lei invece restò incerta a scrutare James.
«Ho una proposta. Vieni da me?» le chiese James mentre le spostava i capelli dal volto. «Saremmo solo io e te, senza i nostri amici che continuano a fissarci e giudicarci.»
Jacqueline guardò a terra, indecisa, ma in fretta alzò il capo e annuì con un sorriso caldo che gli scaldò il cuore.
«Sei bellissima», sussurrò mentre la guardava. Poi si voltò, tornò verso le sue cose per raccoglierle e salutò tutti in modo generico, senza fermarsi a spiegare nulla.
Cecil, invece, provò a fermare Jacqueline, ma le bastò un’occhiata dell’altra per farle capire che non era il momento giusto.
Quando salirono in macchina di James, entrambi furono avvolti da una sensazione di nostalgia. Erano mesi che non stavano di nuovo così insieme. James le strinse la mano prima di mettere in moto.
Mentre la macchina si muoveva lungo la strada costiera, il vento, che entrava dai finestrini abbassati, scompigliava i capelli di Jacqueline. James la guardò di sottecchi, catturando ogni piccolo dettaglio del suo viso illuminato dal sole. Si sentiva come se stesse vivendo un momento fuori dal tempo, un attimo di intimità condivisa che tanto gli era mancato.
Jacqueline, dall’altra parte, sentiva un misto di emozione e timidezza. La vicinanza di James, la sua gentilezza e la sua sincerità la facevano sentire al sicuro, come se potesse finalmente abbassare le difese.
Mentre la distanza dalla spiaggia si faceva sempre più grande, un senso di tranquillità avvolse entrambi. Non c’era bisogno di dire molto; il semplice fatto di essere insieme, di condividere quel momento, bastava a riempire il cuore di entrambi di gioia.
Quando arrivarono e lui ebbe spento il motore, si guardarono per un istante prima di sorridere e scendere.
Jacqueline si stupì di ricordare ancora ogni singolo dettaglio del suo palazzo, ma, ancora di più, fu sorpresa quando furono dentro al piccolo monolocale. Era cambiato poco dall’ultima volta, praticamente era rimasto tutto invariato, l’unica cosa che non trovò furono le giacche appese all’ingresso e il piumone sul letto.
James chiuse la porta dietro di loro, appoggiò l’asciugamano pieno di sabbia in bagno e si avvicinò al frigorifero. Lo aprì chiedendole se volesse qualcosa, come scusa per togliere la foto di loro due che aveva appeso. La mise girata sul bancone della cucina, così che lei non potesse vederla.
«Sono a posto, grazie», affermò Jacqueline mentre si guardava impacciata intorno, indecisa su cosa fare.
James le tolse lo zaino per appoggiarlo a terra, la prese per mano e la guidò fino al letto, dove la fece sdraiare. Si sistemò poi accanto a lei sorridendo.
«Ciao, amore.»
Jacqueline sentì un battito mancarle. In quel momento, non c’era altro posto al mondo in cui avrebbe voluto essere se non accanto a lui, immersa nella magia di quel momento.
«Non voglio che litighi con i tuoi amici per me», affermò James con tono neutro prima di avvicinarsi a lei. Le accarezzò le spalle nude delicatamente. «Però… Vorrei davvero che mi dessi una possibilità.»
Jacqueline chiuse gli occhi. «James…»
«Non dimenticherai mai Dal e non voglio neanche che tu lo faccia. L’hai amato ed è giusto che pensi a lui.»
Jacqueline lo guardò, trattenendo il fiato.
«Però… proviamo. Vediamo come va.»
Jacqueline lo guardò negli occhi, colma di gratitudine per la sua comprensione e la sua pazienza. «James, mi piaci…» ammise, lasciando che le sue emozioni fluissero liberamente.
Lo sguardo di James si addolcì di fronte alla sua ammissione. «Lo so», disse con dolcezza, prendendo una delle sue mani. «Ed è questa la parte più difficile. Stiamo entrambi pensando a una serie di possibilità, ma non sappiamo come potrebbe andare. Non ti dirò mai nulla se piangerai per Dal, proverò a darti conforto come ho sempre fatto e non ne sarò nemmeno triste. È giusto che tu stia male per lui. Però non puoi nemmeno fermarti per tutta la vita perché hai paura.»
Dopo quelle parole si trovarono immersi in un silenzio carico di emozioni.
James si avvicinò a Jacqueline con dolcezza, avvolgendola in un abbraccio caldo e rassicurante. Sentire il suo profumo, la sua presenza, le faceva provare un senso di pace che da tempo le mancava.
«Non abbiamo fretta», sussurrò James. «Prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno… ma fallo con me al tuo fianco.»
Jacqueline annuì, accogliendo l’abbraccio di James con gratitudine. Si sentiva protetta tra le sue braccia, come se finalmente avesse trovato un rifugio sicuro dove poter esplorare i suoi sentimenti senza paura di essere giudicata o ferire qualcuno.
Alzò il volto e l’accolsero le sue labbra dolci, gentili. Fu un bacio emozionante, che sciolse il nodo che entrambi sentivano in gola. James le accarezzò la schiena e si chinò sul suo collo per baciarlo.
Fu delicato, leggero, lo sfiorò con le labbra e tornò a posare la testa sul cuscino, mordendosi le labbra. «Sei davvero bellissima.»
Jacqueline sentì il cuore battere forte mentre si perdeva nello sguardo di James. Quelle parole, così sincere e gentili, riscaldarono il suo cuore più di qualsiasi sole estivo. Sentì un brivido di emozione correre lungo la sua pelle mentre le carezze di James la avvolgevano con dolcezza.
«Tu… tu sei speciale per me, James», sussurrò Jacqueline con voce flebile, incapace di nascondere l’emozione che la travolgeva.
I loro sguardi si incrociarono ancora una volta, comunicando più di qualsiasi parola. Jacqueline si sentì vulnerabile e forte allo stesso tempo. Era così che si era sempre sentita con James. Le era mancato sentirsi così.
«Ciao, amore», disse James, stringendola ancora di più a sé.
Il tempo sembrò fermarsi intorno a loro, mentre si abbandonavano alla magia di quel momento, immersi l’uno nell’altra.
«Ciao, James, scusami, Jackie è ancora con te? Non sta rispondendo al…»
«Sì, è qui» affermò James mentre seguiva con gli occhi le sue curve. «Sta dormendo, te la sveglio?»
«Sì, grazie», affermò Liu grato, quasi sollevato.
Appoggiò il telefono sul comodino e si avvicinò a lei per accarezzarla. Jacqueline si mosse nel sonno, si voltò e aprì pigramente gli occhi. Le accennò che c’era Liu al telefono e lei, dopo un leggero sbadiglio, annuì.
Le passò il telefono e Jacqueline lo appoggiò appena al suo orecchio. «Dimmi.»
«Torni? C’è Sen preoccupato.»
Jacqueline roteò gli occhi. «Dovete mettervi d’accordo, voi due.»
«Sì, infatti io preferisco che tu stia via, ma mi ha costretto a chiamarti. Tutto bene?»
Jacqueline guardò James e si ritrovò a sorridere. «Sì. Non so quando torno…» James le mimò con le labbra di restare lì per la notte. «Penso domani.»
«Ottimo! Buona serata, Jackie.»
Fece per ripassargli il telefono, ma James la baciò con passione non appena ebbe riattaccato e il cellulare finì tra le lenzuola dietro di lui.
«Ben svegliata. Hai fame? Vado a prendere qualcosa giù.»
Jacqueline annuì con entusiasmo. «Sono affamata.»
Mentre James si preparava ad uscire, Jacqueline si strinse il lenzuolo attorno al corpo e lo osservò mentre si allontanava. Con un sospiro, si rilassò sul cuscino, felice di essere tra quelle lenzuola.

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